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L’approvazione della graduatoria costituisce il rapporto di lavoro?

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L’ipotesi eccezionale in cui il rapporto viene costituito sulla base della sola approvazione della graduatoria va dimostrata e può ricorrere solo se il bando nel caso di specie contenesse l’intera regolazione del rapporto a venire e stabilisse la decorrenza immediata degli effetti dall’approvazione della graduatoria.

Un medico aveva partecipato, risultando poi vincitore, ad un concorso da dirigente presso la Azienda Sanitaria Locale; tuttavia, alla consueta approvazione della graduatoria non seguiva poi l’assunzione del sanitario.

Quest’ultimo aveva dunque agito nei confronti della ASL per il risarcimento del danno ed entrambi i giudici di merito avevano ritenuto doversi accogliere la sua domanda, riconoscendogli il diritto al risarcimento de quo in misura corrispondente alle retribuzioni non percepite, ma solo a far data dalla messa in mora della ASL, attuata mediante offerta della prestazione.

Il limitato riconoscimento del diritto ha spinto dunque il sanitario a proporre ricorso per Cassazione, dove però non ha incontrato fortuna.

Posto che certamente dalla vittoria del concorso derivi il diritto all’assunzione e ciò nei termini eventualmente previsti dal bando o in quelli congrui rispetto al caso di specie, i giudici non hanno sposato invece l’assunto del ricorrente secondo cui dall’approvazione delle graduatorie deriverebbe di per sé l’assunzione, in quanto essa è da regolare mediante contratto (D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 35 comma 1) e quindi vi è naturalmente un margine di tempo successivo all’ultimazione delle operazioni per procedere all’assunzione.

L’ipotesi, certamente eccezionale, in cui il rapporto sia da considerare costituito sulla base della sola approvazione della graduatoria, andrebbe dimostrata e potrebbe ricorrere solo se il bando nel caso di specie contenesse l’intera regolazione del rapporto a venire e stabilisse la decorrenza immediata degli effetti dall’approvazione della graduatoria, il che è ignoto, né la ricorrente riporta nel ricorso per cassazione passaggi del bando che siano utili a concludere in tal senso.

Dunque, in assenza di tali presupposti e di un termine indicato nel bando o altrimenti stabilito (art. 1183 c.c.), è indubbio che il risarcimento del danno presupponga la costituzione in mora della parte tenuta alla stipula del contratto, nelle forme dell’intimazione, in questo caso comuni alla mora del creditore – art. 1217 c.c. – e del debitore – art. 1219 c.c., comma 1, quale contemporaneamente è la P.A. rispetto al contratto da stipulare, per quanto ciò che rileva, quando chi agisce sia pronto alla prestazione di contrarre è l’inadempimento debitorio della controparte e dunque la mora del debitore.

Ciò secondo principi civilistici evidenti, tali per cui il ritardo rilevante a fini risarcitori, di cui all’art. 1223 c.c., è quello che deriva, quale ritardo colpevole, dalla mora, che è ex re se vi è un termine, ai sensi dell’art. 1219 c.c., n. 3, o che consegue altrimenti all’intimazione ad adempiere o a ricevere la prestazione.

Cass. civ., Sez. VI, 22 giugno 2022, n. 20092

Redazione Consortium Forense 1960

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