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Assenza per malattia, controllo fiscale e…doccia!

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L’obbligo di cooperazione che grava sul lavoratore in malattia, pur rilevando anche sul piano contrattuale del rapporto di lavoro, non può essere esteso fino a ricomprendere il divieto per il lavoratore medesimo di astenersi dal compiere qualsiasi atto del vivere quotidiano, normalmente compiuto all’interno delle pareti domestiche.

La singolare vicenda aveva visto un infermiere impugnare una sanzione disciplinare a lui irrogata dalla clinica presso la quale lavorava; nella specie, l’infermiere, assente per malattia, al momento della visita di controllo non aveva sentito suonare il campanello di casa perché sotto la doccia e ciò aveva impedito l’accesso del medico fiscale nell’abitazione. Da qui era poi scaturito il provvedimento disciplinare che aveva sospeso la corresponsione in favore del dipendente, dell’indennità di sala operatoria in quanto il regolamento contrattuale ne condizionava l’erogazione all’assenza di provvedimenti disciplinari.

Sia il giudice di primo grado che la Corte d’Appello avevano accolto le doglianze dell’infermiere, ritenendo che, in relazione alle circostanze del caso concreto, doveva essere esclusa la rilevanza disciplinare della condotta, non risultando violati gli obblighi esigenza e di esecuzione del contratto secondo buona fede, imposti dagli artt. 2104 e 2106 c.c.

Del medesimo parere si è mostrata infine la Corte di Cassazione, che ha rigettato il gravame innanzi a lei presentato dalla clinica.

I giudici infatti hanno ricordato che ormai da tempo si ritiene, in seno alla giurisprudenza di legittimità, che la procedura di cui alla L. n. 638 del 1983, art. 5, attiene al rapporto assicurativo e, rientrando nel potere esclusivo dell’INPS, travalica l’ambito interno del rapporto di lavoro e non costituisce esercizio del potere disciplinare del datore di lavoro al quale, peraltro, la contrattazione collettiva, in aggiunta, può riconoscere la facoltà di infliggere sanzioni disciplinari.

La decadenza dal trattamento economico può essere annoverata tra le sanzioni a carattere amministrativo, che trovano fondamento nel potere-dovere degli enti erogatori di prestazioni previdenziali di accertare nell’ambito della loro gestione amministrativa l’esistenza del rischio posto a base delle prestazioni stesse. A tale sanzione può aggiungersi un’ulteriore misura di carattere punitivo, espressione del potere disciplinare del datore di lavoro, ove la condotta del dipendente integri anche violazione di obblighi derivanti dal contratto di lavoro.

Corollario del principio è che non tutte le condotte che rilevano nei rapporti con l’istituto previdenziale e che possono determinare decadenza dal beneficio comportano anche una responsabilità disciplinare, perché per quest’ultima è necessario accertare il rispetto delle condizioni richieste sul piano sostanziale dall’art. 2106 c.c., e sul piano formale dalla L. n. 300 del 1970, art. 7.

La Corte ha chiosato, ad ogni modo, asserendo che l’obbligo di cooperazione che grava sul lavoratore in malattia, pur rilevando anche sul piano contrattuale del rapporto di lavoro, non può essere esteso fino a ricomprendere il divieto per il lavoratore medesimo di astenersi dal compiere qualsiasi atto del vivere quotidiano, normalmente compiuto all’interno delle pareti domestiche.

Cass. Civ., Sez. VI, 18 luglio 2022, n. 22484

Redazione Consortium Forense 1960

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