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Azione di regresso: qual è il limite del prezzo entro il quale è esercitabile?

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L’azione di regresso è esercitabile dal garante per ottenere la restituzione dell’importo pagato al creditore ipotecario all’esito dell’escussione della garanzia e, dunque, opera nei limiti del prezzo ricavato e distribuito a seguito dalla vendita del bene ipotecato per la soddisfazione del predetto creditore garantito, mentre non dà diritto a pretendere il preteso effettivo valore di mercato dello stesso.

Un geometra aveva concesso ipoteca su un immobile di cui era proprietario per il 50% a garanzia di un debito del fratello ed aveva subito l’escussione della garanzia da parte del creditore ipotecario, con la vendita coattiva dell’immobile stesso; per tale ragione aveva poi agito in giudizio nei confronti del fratello al fine di ottenere il regresso.

Il giudice di primo grado aveva accolto la domanda, condannando il convenuto a pagare un importo pari alla metà del valore dell’immobile ipotecato stimato in sede esecutiva.
La Corte d’Appello di Firenze, in parziale riforma della decisione di primo grado, aveva poi ridotto l’importo della condanna, riducendolo ad una somma pari alla metà della somma effettivamente ricavata e distribuita in sede esecutiva in seguito alla vendita dell’immobile ipotecato.

La questione era così infine giunta innanzi alla Corte di Cassazione, che tuttavia ha ritenuto di dover respingere il gravame presentato dal geometra.

In base all’art. 2871 c.c., co. 1, infatti, sia in caso di pagamento spontaneo dei creditori iscritti, sia in caso di pagamento coattivamente eseguito a seguito di espropriazione dell’immobile ipotecato, al terzo datore di ipoteca spetta l’azione di regresso contro il debitore: la norma, dettata in tema di ipoteca concessa su un proprio immobile da un terzo non debitore, equipara le due indicate situazioni, attribuendo al terzo datore, in entrambi i casi, la medesima azione di regresso nei confronti del debitore.

L’oggetto dell’azione di regresso da parte del garante nei confronti del debitore è specificato, in via generale, nell’art. 1950 c.c., (norma dettata in tema di fideiussione, ma che esprime un principio generale applicabile anche per altre forme di garanzia), il quale stabilisce che il fideiussore che paga il creditore ha diritto al regresso contro il debitore principale e che tale regresso comprende il capitale, gli interessi e le spese fatte dopo la denunzia al creditore principale delle istanze a lui rivolte, nonché gli interessi legali sulle somme pagate dal giorno del pagamento.

Si deve concludere che l’azione di regresso, anche in caso di ipoteca concessa per un debito altrui ed escussa con l’espropriazione dell’immobile ipotecato, ha comunque ad oggetto l’importo pagato a soddisfazione del debito garantito, oltre gli accessori (cioè il capitale, gli interessi e le spese), non il valore effettivo dell’immobile ipotecato ed espropriato o, in generale, il danno subito dal terzo datore di ipoteca, non trattandosi di un’azione risarcitoria ma sostanzialmente di un’obbligazione restitutoria.

In ragione di quanto sinora detto, la Corte ha dunque affermato che l’azione di regresso è esercitabile dal garante per ottenere la restituzione dell’importo pagato al creditore ipotecario all’esito dell’escussione della garanzia e, dunque, opera nei limiti del prezzo ricavato e distribuito a seguito dalla vendita del bene ipotecato per la soddisfazione del predetto creditore garantito, mentre non dà diritto a pretendere il preteso effettivo valore di mercato dello stesso.

Che il regresso si possa esercitare esclusivamente per le somme di danaro erogate ai fini della soddisfazione del credito garantito e dei relativi accessori, trattandosi di azione avente ad oggetto il recupero di quanto corrisposto dal garante al creditore (spontaneamente o coattivamente), in luogo e nell’interesse del debitore, non di un’azione risarcitoria e, quindi, che ai suoi fini non rilevi il valore effettivo dell’immobile ipotecato ed eventualmente espropriato, trova indiretta conferma anche nella circostanza che lo stesso importo ricavato dalla liquidazione dell’immobile ipotecato ed espropriato potrebbe essere ben superiore a quello del credito oggetto di garanzia: in tale ultimo caso, l’attribuzione del ricavato residuo della vendita, dopo la soddisfazione del creditore garantito, spetta al terzo datore espropriato (ovvero ai suoi creditori personali eventualmente intervenuti nell’esecuzione) e, a maggior ragione, non si giustificherebbe il riconoscimento in suo favore dell’intero valore dell’immobile “perduto”, a carico del debitore.

Cass. Civ., Sez. III, 6 dicembre 2022, n. 35847

Redazione Consortium Forense 1960

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