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Concorsi pubblici e requisiti di ammissione

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L’art. 8, comma 2, L. n. 68/1999 dispone che presso gli uffici competenti è istituito un elenco, con unica graduatoria, dei disabili che risultano disoccupati; l’elenco e la graduatoria sono pubblici e vengono formati applicando i criteri di cui al comma 4. Dagli elementi che concorrono alla formazione della graduatoria sono escluse le prestazioni a carattere risarcitorio percepite in conseguenza della perdita della capacità lavorativa’. Da tali disposizioni non emerge un obbligo per l’Amministrazione procedente di imporre – quale requisito di partecipazione a un concorso – il perdurare sine die dell’iscrizione all’elenco di cui all’art. 8, comma 2, L. n. 68/1999.

La vicenda aveva preso le mosse dall’indizione di un concorso pubblico, riservato alle categorie di cui all’art. 1, L. n. 68/1999, per alcuni posti di collaboratore amministrativo professionale, a tempo pieno e indeterminato, all’esito delle cui prove concorsuali, alcuni partecipanti si erano utilmente collocati in graduatoria. I medesimi erano stati tuttavia poi esclusi dall’Amministrazione ospedaliera dalla graduatoria perché non più iscritti nello specifico elenco di cui all’art. 8 della L. n. 68/1999, in quanto, nelle more dell’espletamento delle procedure concorsuali, gli stessi avevano trovato altra occupazione, ragion per cui, sarebbero rimasti vacanti due dei quattro posti messi a bando.

La questione era giunta dunque all’attenzione del giudice amministrativo, che, si anticipa, ha ritenuto doversi accogliere le doglianze dei vincitori esclusi.

Il T.A.R. ha innanzitutto evidenziato che il bando distingue, infatti, tra requisiti di ammissione (art. 1 del bando), da possedere “entro la data di scadenza del termine di partecipazione”, tra i quali è prevista – per quanto qui rileva – l’iscrizione nello specifico elenco del collocamento obbligatorio di cui all’art. 8, L. n. 68/1999. Il possesso di tale requisito da parte degli odierni ricorrenti, entro il termine suddetto, è pacifico tra le parti; e adempimenti inerenti alla nomina del vincitore (art. 8 del bando), tra i quali vi è la dichiarazione, all’atto dell’assunzione, dello stato di disoccupazione.

L’oggetto di tale dichiarazione non coincide con il possesso, ab origine, del requisito di iscrizione nell’elenco in questione.

La previsione del bando, peraltro, non si pone neppure in contrasto con le specifiche previsioni di legge in materia di collocamento dei disabili.

L’art. 7, co. 2, L. n. 68/1999, dispone che “i datori di lavoro pubblici effettuano le assunzioni in conformità a quanto previsto dall’articolo 36, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, come modificato dall’articolo 22, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, salva l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 11 della presente legge. Per le assunzioni di cui all’articolo 36, comma 1, lettera a), del predetto decreto legislativo n. 29 del 1993, e successive modificazioni, i lavoratori disabili iscritti nell’elenco di cui all’articolo 8, comma 2, della presente legge hanno diritto alla riserva dei posti nei limiti della complessiva quota d’obbligo e fino al cinquanta per cento dei posti messi a concorso”.

L’art. 8, co. 2, L. n. 68/1999 dispone che “presso gli uffici competenti è istituito un elenco, con unica graduatoria, dei disabili che risultano disoccupati; l’elenco e la graduatoria sono pubblici e vengono formati applicando i criteri di cui al comma 4. Dagli elementi che concorrono alla formazione della graduatoria sono escluse le prestazioni a carattere risarcitorio percepite in conseguenza della perdita della capacità lavorativa”.

Da tali disposizioni non emerge un obbligo per l’Amministrazione procedente di imporre – quale requisito di partecipazione a un concorso – il perdurare sine die dell’iscrizione all’elenco di cui all’art. 8, co. 2, L. n. 68/1999, atteso che tale requisito risulta funzionale “alla riserva dei posti” di cui al visto art. 7, co. 2, L. n. 68/1999, che va, inevitabilmente, individuata a monte della procedura concorsuale, e non certo a valle della stessa. Senza peraltro considerare che una simile interpretazione colliderebbe inevitabilmente con la finalità dichiarata della suddetta legge, che è quella della “promozione dell’inserimento e della integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato” (art. 1, co. 1, L. n. 68/1999), la quale sarebbe quantomeno dequotata allorché il possesso del suddetto requisito divenisse oggetto di una valutazione in chiave diacronica, peraltro dipendente dall’imprevedibile durata della procedura concorsuale.

Per altro, è stato già affermato in giurisprudenza che il legislatore del 1999 ha innovato la precedente disciplina solo per quanto riguarda lo stato di disoccupazione al momento della assunzione, e non a quello della partecipazione alla selezione; ciò, verosimilmente, per non costringere il disabile disoccupato a rimanere in questo stato sino alla conclusione della procedura concorsuale, la cui durata non è facilmente prevedibile, e anche per risolvere definitivamente la questione, più volte affrontata dalla giurisprudenza con esiti incerti, della precarietà del lavoro svolto al momento della assunzione, la quale precarietà, secondo un orientamento giurisprudenziale non sempre univoco, poteva fare venire meno lo stato di disoccupazione.

T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. II, 29 luglio 2022, n. 2459

Redazione Consortium Forense 1960

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