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Condominio e azioni a tutela della cosa comune: litisconsorzio facoltativo

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Qualora più condomini agiscano nello stesso processo verso altro condomino o verso un terzo sia per la cessazione delle immissioni a tutela della rispettiva unità immobiliare di proprietà esclusiva, sia a difesa della cosa comune, si determina una ipotesi di litisconsorzio facoltativo.

Alcuni condomini avevano citato in giudizio un ristoratore, che svolgeva la relativa attività nel comune condominio, chiedendo che venissero dichiarate illegittime le aperture praticate dal convenuto sulla facciata dell’edificio per l’installazione di una canna fumaria e la conseguente condanna al ripristino dei luoghi.

Il giudice di primo grado aveva rigettato le domande volte all’eliminazione delle due aperture realizzate nel muro condominiale e delle canne fumarie installate; al contrario, la Corte d’Appello aveva condannato il ristoratore ad eseguire le opere di adeguamento, indicate dal consulente tecnico d’ufficio, relative alle due canne fumarie che si diramano fino al terrazzo, al fine di rendere le stesse conformi al regolamento del comune, nonché ad eliminare la terza canna fumaria.

La Corte di Cassazione non si è distaccata dal decisum di secondo grado, confermandolo, e rigettando, dunque, il gravame proposto dall’imprenditore. I giudici hanno per altro fonrito alcune importanti precisazioni dal punto di vista processuale.

I giudici hanno in primo luogo ricordato che ciascuno dei singoli condomini è legittimato ad esercitare, senza necessità di litisconsorzio con gli altri comunisti, sia le azioni a tutela della rispettiva unità immobiliare di proprietà esclusiva, sia le azioni a difesa della cosa comune, e sia nei confronti dei terzi che di ogni altro partecipante alla comunione.

Ove più condomini, come avvenuto nel caso in esame, agiscono nello stesso processo verso altro condomino o verso un terzo a difesa dei rispettivi diritti di proprietà esclusiva nonché di quelli comuni inerenti all’edificio, sia per l’eliminazione delle denunciate immissioni sia ai sensi dell’art. 1102 c.c., si determina una ipotesi di litisconsorzio facoltativo disciplinato dall’art. 103 c.p.c., con la conseguenza dell’autonomia delle singole correlative cause, non sussistendo un rapporto unico e indivisibile, tale che il giudice non possa conoscere utilmente della posizione di uno separatamente dalla posizione degli altri.

In sostanza, la Corte ha asserito che allorché più condomini agiscano nello stesso processo verso altro condomino o verso un terzo sia per la cessazione delle immissioni a tutela della rispettiva unità immobiliare di proprietà esclusiva, sia a difesa della cosa comune ai sensi dell’art. 1102 c.c., si determina una ipotesi di litisconsorzio facoltativo in cause scindibili, sicché, ove l’appello avverso la sentenza di primo grado, che abbia rigettato tutte le domande, sia proposto soltanto da alcuni degli attori originari, trova applicazione l’art. 332 c.p.c. e le pronunce non impugnate nei termini di cui agli artt. 325 e 326 c.p.c. divengono irrevocabili. Ne consegue che il condomino, rimasto soccombente in primo grado e che non abbia avanzato gravame in ordine alla domanda da lui spiegata, non può dedurre quali motivi di ricorso per cassazione questioni che abbiano formato oggetto di motivi specifici di appello proposti da altri condomini; peraltro, allorché detto appello sia accolto, tanto meno egli può ricorrere per cassazione, stante il difetto di soccombenza, restando eventualmente legittimato, ove la sentenza pronunciata nei rapporti tra le parti rimaste in causa abbia pregiudicato i suoi diritti, a proporre l’opposizione di terzo ai sensi dell’art. 404, co. ove lamenti che sia l’esecuzione del titolo formatosi inter alios ad incidere sulla sua posizione.

Cass. Civ., Sez. II, 27 ottobre 2022, n. 31827
Redazione Consortium Forense 1960

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