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Contratti di somministrazione, contatore manomesso e prova

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Contratti di somministrazione: quando l’apparecchio-contatore risulta manomesso, l’utente che intenda far accertare che la alterazione dell’apparecchio è avvenuta ad opera di terzi è tenuto a dimostrare la sproporzione manifesta del consumo rilevato rispetto a quello effettivamente sostenuto, dovendo altresì provare l’attività illecita del terzo.

La vicenda aveva visto un consumatore adire il tribunale convenendo in giudizio una società di somministrazione di energia elettrica, chiedendo che fosse accertata l’insussistenza del credito vantato da quest’ultima nei suoi confronti per consumi elettrici, ricostruiti per prelievi irregolari.

Il giudice aveva tuttavia respinto la sua domanda di accertamento negativo, accogliendo, invece, la domanda riconvenzionale della società. La stesa conclusione era stata poi raggiunta in secondo grado.

Il consumatore non ha poi incontrato maggiore fortuna dinanzi alla Corte di legittimità, avendo la Cassazione ritenuto di over respingere il suo gravame.

I giudici hanno innanzitutto ricordato che, in tema di contratti di somministrazione, se è vero che la rilevazione dei consumi mediante contatore è assistita da una mera presunzione semplice di veridicità sicché, in caso di contestazione, grava sul somministrante, anche se convenuto in giudizio con azione di accertamento negativo del credito, l’onere di provare che il contatore era perfettamente funzionante, il principio opposto è stato affermato con riferimento a pretese di pagamento che traggono fondamento, invece, dall’accertamento di prelievi abusivi.

Infatti, quando l’apparecchio-contatore risulta manomesso, l’utente che intenda far accertare che la alterazione dell’apparecchio è avvenuta ad opera di terzi, e a sua insaputa, così contestando, pertanto, l’anomalia dei consumi registrati ritenuta eccessiva, è tenuto – sempre, beninteso, in difetto di prova evidente della alterazione dello strumento (prova nel caso di specie mancante) – a dimostrare la sproporzione manifesta del consumo rilevato rispetto a quello effettivamente sostenuto, dovendo altresì provare l’attività illecita del terzo.

Cass. civ., Sez. VI, 17 maggio 2022, n. 15771

Redazione Consortium Forense 1960

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