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Leasing-traslativo-deduzione

Leasing traslativo e patto di deduzione

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In tema di leasing traslativo risolto anteriormente alla dichiarazione di fallimento dell’utilizzatore, il patto c.d. di deduzione è nullo per contrarietà all’ordine pubblico economico ed, in particolare, alla previsione di cui all’art. 1526 c.c.

La vicenda aveva preso le mosse da un contratto di leasing poi successivamente risolto prima del fallimento dell’impresa, vivendo un andamento alquanto turbolento per quel che riguarda le questioni giudiziarie ce l’hanno interessata; per questo motivo, sorvolando sull’iter tramite il quale si è snodata la vicenda, è interessante porre l’accento sulle conclusioni raggiunte dalla Corte di Cassazione in tema di leasing traslativo.

I giudici hanno ricordato che, nel caso in cui, dopo la risoluzione del contratto per inadempimento dell’utilizzatore, intervenga il fallimento di quest’ultimo, il concedente che, in applicazione dell’art. 1526 c.c., intenda far valere il credito risarcitorio derivante da una clausola penale stipulata in suo favore è tenuto a proporre apposita domanda di insinuazione al passivo ex art. 93 L. Fall., in seno alla quale dovrà indicare la somma ricavata dalla diversa allocazione del bene oggetto del contratto ovvero, in mancanza, allegare una stima attendibile del relativo valore di mercato all’attualità, onde consentire al giudice di apprezzare l’eventuale manifesta eccessività della penale, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1526, comma 2, c.c.

Nel caso invece di leasing finanziario, la disciplina di cui all’art. 1, commi 136-140, della L. n. 124 del 2017 non ha effetti retroattivi, sì che il comma 138 si applica alla risoluzione i cui presupposti si siano verificati dopo l’entrata in vigore della legge stessa; per i contratti anteriormente risolti resta valida, invece, la distinzione tra leasing di godimento e leasing traslativo, con conseguente applicazione analogica, a quest’ultima figura, della disciplina dell’art. 1526 c.c., e ciò anche se la risoluzione sia stata seguita dal fallimento dell’utilizzatore, non potendosi applicare analogicamente l’art. 72 quater L. Fall.

La ratio dell’applicazione analogica dell’art. 1526 c.c. risiede nell’esigenza di porre un limite al dispiegarsi dell’autonomia privata nel caso di leasing traslativo (così come nella disciplina di origine), al fine di evitare l’ingiustificato arricchimento che sovente si verifica nella prassi commerciale in favore del concedente, il quale, sulla base di uno schema negoziale per lo più unilateralmente predisposto, ottiene sia la restituzione del bene, sia l’acquisizione delle rate riscosse, oltre all’eventuale risarcimento del danno, ossia più di quanto avrebbe avuto diritto di ottenere per il caso di regolare adempimento del contratto da parte dell’utilizzatore stesso; e ciò senza peraltro trascurare l’esigenza di fornire un’equilibrata tutela anche al concedente, attraverso la previsione dell’equo compenso e del risarcimento del danno, poiché, mediante il bilanciamento con l’istituto della riduzione della penale eccessiva, si è sempre avuta di mira l’equità contrattuale.

Queste le ragioni per cui si è affermato, in tema di leasing traslativo risolto anteriormente alla dichiarazione di fallimento dell’utilizzatore, che il patto c.d. di deduzione – per mezzo del quale deve essere riconosciuto al concedente l’importo complessivo dovuto dall’utilizzatore, a titolo di ratei scaduti e a scadere nonché quale prezzo del riscatto del bene, maggiorato degli interessi moratori convenzionali, anche se decurtato del prezzo di riallocazione del bene oggetto del contratto – è nullo per contrarietà all’ordine pubblico economico ed, in particolare, alla previsione di cui all’art. 1526 c.c., applicabile in via analogica a tutti i casi di risoluzione anticipata del contratto, in quanto integra una previsione contrattuale tendente a eludere la disciplina legislativa contenuta nell’art. 1526 c.c.

Cass. Civ., Sez. I, 14 settembre 2022, n. 27133

Redazione Consortium Forense 1960

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