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Rifiuto di sottoposizione alla visita medica: il licenziamento è giustificato?

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La visita medica di idoneità in ipotesi di cambio delle mansioni è prescritta per legge e la richiesta di sottoposizione a visita, da parte del datore di lavoro, prima della assegnazione alle nuove mansioni non è censurabile e, anzi, è un adempimento dovuto.

Una dipendente con mansioni di impiegata amministrativa di un’azienda aveva impugnato il licenziamento a lei intimato; il licenziamento era stato motivato, come era emerso dalla lettera di contestazione, dal rifiuto della medesima di effettuare, in occasione del cambio mansioni, la visita medica nelle due giornate previste, adducendo in una circostanza l’inidoneità del luogo di svolgimento del controllo e, nell’altra, omettendo di presentarsi nel luogo ed orario del previsto espletamento.

Sia il giudice di primo grado che la Corte d’Appello erano stati concordi nel respingere l’impugnativa della dipendente, confermando la legittimità del licenziamento per giusta causa. E dello stesso parere infine si è mostrata anche la Corte d Cassazione.

I giudici hanno ricordato che l’art. 41 comma 2 lett. d), D.Lgs. n. 81 del 2008, prevede che la sorveglianza sanitaria comprende la visita medica in occasione del cambio della mansione onde verificare l’idoneità alla mansione specifica. Pertanto, la visita medica di idoneità in ipotesi di cambio delle mansioni è prescritta per legge e la richiesta di sottoposizione a visita, da parte del datore di lavoro, prima della assegnazione alle nuove mansioni, non è censurabile e, anzi, è un adempimento dovuto.

Non solo: la Corte ha anche ribadito che la giusta causa di licenziamento, che deve rivestire il carattere di grave negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro e, in particolare, dell’elemento fiduciario, integra una clausola generale che richiede di essere concretizzata dall’interprete tramite valorizzazione dei fattori esterni relativi alla coscienza generale e dei principi tacitamente richiamati dalla norma, quindi mediante specificazioni che hanno natura giuridica e a cui disapplicazione è deducibile in sede di legittimità come violazione di legge, mentre l’accertamento della ricorrenza concreta degli elementi del parametro normativo si pone sul diverso piano del giudizio di fatto demandato al giudice del merito e incensurabile in cassazione se privo di errori logici e giuridici.

Cass. Civ., Sez. Lav., 13 luglio 2022, n. 22094

Redazione Consortium Forense 1960

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