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Amministrazione di sostegno: fondamentale il rispetto dell’autodeterminazione della persona

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Amministrazione di sostegno: l’equilibrio della decisione deve essere garantito dalla necessità di privilegiare il rispetto dell’autodeterminazione della persona interessata, così da discernere le fattispecie a seconda dei casi.

Il tribunale aveva dichiarato, sulla scorta del ricorso di un ingegnere, aperta l’amministrazione di sostegno della madre; quest’ultima aveva poi proposto reclamo, al quale era seguito, da parte della Corte d’Appello, la conferma della misura, ma la sostituzione dell’amministratore di sostegno, nominando nel ruolo la figlia della donna.

Quest’ultima aveva dunque adito la Corte di Cassazione, che ha infine sposato le sue conclusioni.

I giudici hanno ricordato che, partendo dal dato normativo, e dunque dall’art. 404 c.c. e dalla ratio che presidia l’istituto, può essere assoggetta ad amministrazione di sostegno la persona che, per effetto di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica, si trovi nell’impossibilità anche parziale o temporanea di provvedere ai propri interessi.

La procedura, pur se non esige che la persona versi in uno stato di vera e propria incapacità d’intendere o di volere, presuppone comunque il riscontro di una condizione attuale di menomata capacità che la ponga nell’impossibilità di provvedere ai propri interessi; e quindi per converso esclude che il sostegno debba esser disposto nei confronti di chi si trovi, invece, nella piena capacità di determinarsi, anche se in condizioni di menomazione fisica. L’istituto dell’amministrazione di sostegno non può essere piegato ad assicurare la tutela di interessi esclusivamente patrimoniali, ma deve essere volto, più in generale, a garantire la protezione alle persone fragili in relazione alle effettive esigenze di ciascuna, ferma la necessità di limitare nella minor misura possibile la capacità di agire.

Del resto, l‘art. 408 c.c. consente allo stesso beneficiario di designare l’amministratore di sostegno, in previsione della eventuale propria futura incapacità; e ciò è stato ritenuto espressione del principio di autodeterminazione, in cui si realizza un dei valori fondamentali della dignità umana.

Di talché, salvo che non sia provocata da una patologia psichica, tale da rendere l’interessato inconsapevole finanche del bisogno di assistenza, pure l’opposizione alla nomina costituisce espressione di autodeterminazione; e come tale non può non esser considerata dal giudice nel contesto della decisione che a lui si richiede. In altri termini, la volontà contraria all’attivazione della misura, ove provenga da una persona pienamente lucida, non può non esser tenuta in debito conto.

Cass. civ., Sez. I, 31 dicembre 2020, n. 29981

Redazione Consortium Forense 1960

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