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Apertura luci e servitù

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Le luci che si aprono su fondo altrui, fra un vano e l’altro del medesimo edificio, con lo scopo di dare luce ed aria ad uno di essi, possono costituire oggetto di servitù costituita per destinazione del padre di famiglia.

Due coniugi citavano in giudizio l’ex proprietario della casa da loro acquistata, precisando che la medesima era posta al primo piano di una palazzina dal convenuto edificata e che il loro appartamento confinava con il cortile condominiale e con la residua proprietà del convenuto.

Quest’ultimo aveva però abusivamente realizzato nel cortile condominiale un manufatto in cemento in appoggio al muro perimetrale del fabbricato e, per darvi aria e luce, aveva aperto una finestra nel suddetto muro perimetrale, in corrispondenza dell’unità immobiliare degli attori e, in particolare, di un loro ballatoio.

Queste le ragioni per cui i coniugi chiedevano la chiusura della suddetta finestra lucifera.

Orbene, sia il giudice di primo grado che la Corte d’Appello avevano condannato l’ex proprietario ad eliminare la finestra lucifera prospiciente sulla veranda dei coniugi; quest’ultimo, dunque, si rivolgeva alla Corte di Cassazione, che accoglieva il gravame e rinviava la questione in Corte d’Appello.

Questa aveva poi ritenuto essersi costituita in favore del fondo dell’ex proprietario una servitù per destinazione del padre di famiglia e pertanto, in riforma della sentenza di primo grado, rigettava la domanda dei coniugi. La questione giungeva quindi nuovamente all’attenzione degli ermellini.

Questi, tuttavia, hanno avallato la tesi della sentenza impugnata, asserendo a loro volta che le luci che si aprono su fondo altrui, fra un vano e l’altro del medesimo edificio, con lo scopo di dare luce ed aria ad uno di essi, possono costituire oggetto di servitù costituita per destinazione del padre di famiglia.

Cass., 25 settembre 2019, n. 23943

Redazione Consortium Forense 1960

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