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L’azione di rivalsa della compagnia di assicurazione

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L’azione di rivalsa dell’assicurazione può essere esercitata a prescindere da un giudizio azionato dal danneggiato.

La vicenda giunta al vaglio degli ermellini aveva trovato il suo incipit in un incidente stradale, nel quale aveva perso la vita un ragazzo a causa delle gravi lesioni derivanti dall’urto violento contro il guardrail, provocato dall’uscita di strada dello scooter sul quale viaggiava come trasportato.

I familiari della vittima avevano dunque chiesto il risarcimento dei danni alla compagnia di assicurazioni ed alla proprietaria del ciclomotore.

La compagnia di assicurazione aveva poi citato in giudizio sia la proprietaria dello scooter sia, trattandosi di minore, i suoi genitori, chiedendo che fosse accertata l’esclusiva responsabilità della prima, esperendo altresì domanda di rivalsa nei confronti della minore per quanto già versato in favore della famiglia della vittima, ai sensi dell’art. 144, co. 2, C.d.A., e dei genitori della conducente, responsabili ai sensi dell’art. 2048, co. 1, c.c.

Orbene, la vicenda aveva invero visto un complesso iter giudiziale, basti sol pensare che veniva chiamato in giudizio anche il Comune, sulla scorta della mancata messa in sicurezza delle strade, ragione, a dire dei genitori della minore, dell’incidente occorso. Tralasciando dunque tale svolgimento, è evidenziare che già la Corte d’Appello, in relazione all’ammissibilità della domanda di rivalsa, aveva ritenuto che la compagnia di assicurazioni non dovesse attendere l’instaurazione del giudizio, ma potesse/dovesse eseguire la propria prestazione, entro il massimale di legge, pure in presenza di eccezioni derivanti dal contratto o di clausole relative all’eventuale contributo dell’assicurato a lei opponibili.

Alle stesse conclusioni è poi giunta anche la Corte di Cassazione.

Gli ermellini hanno innanzitutto sottolineato che l’azione di rivalsa presuppone che l’obbligazione gravante su un soggetto possa essere trasferita ad un terzo tenuto, per legge o per contratto, a rivalere il soccombente di quanto egli sia tenuto a pagare al creditore; la medesima non è pertanto ipotizzabile nel caso di più debitori tenuti in solido a risarcire il danno derivante da un fatto ad essi imputabile, in quanto ciascuno è obbligato nei confronti del danneggiato per l’intero, salva l’azione di regresso di colui che abbia corrisposto l’intero credito nella misura determinata. Per tanto, è stata esclusa la possibilità di rivalsa in presenza di un’obbligazione risarcitoria di natura solidale, dal momento che eventuali azioni di regresso presuppongono l’avvenuto pagamento dell’intera somma liquidata a titolo di risarcimento da parte di uno solo degli obbligati solidali, dopo che sia stato accertato definitivamente il vincolo di solidarietà in relazione alle peculiarità dell’illecito consumato ai danni dell’attore, dalla gravità delle rispettive colpe e dalle conseguenze da esse derivanti.

Chiosa, infine, la Corte sottolineando che l’assicuratore ha interesse al pagamento proprio come ogni debitore ha interesse a liberarsi dal vincolo e l’esercizio dell’azione di rivalsa non può essere paralizzato dall’asserita incongruità della somma offerta, posto che rassicurato può formulare tutte le possibili eccezioni in ordine alla sua responsabilità ed alla entità del risarcimento, eccezioni che possono essere fatte valere anche estragiudizialmente.

Cass. civ., Sez. III, 9 novembre 2020, n. 25087

Redazione Consortium Forense 1960

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