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Compossesso-usucapione-palmento

Compossesso e usucapione

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Compossesso: il godimento esclusivo della cosa comune da parte di uno dei compossessori, in mancanza di prova di un atto o di un fatto da cui possa desumersi l’esclusione degli altri compossessori, non è, di per sé, idoneo a far maturare l’usucapione.

Un medico aveva citato in giudizio il cugino, chiedendo che venisse accertato il suo diritto di comproprietà su un palmento e che il convenuto venisse condannato a rilasciare l’immobile, rispettando la turnazione prevista. In particolare, l’attore aveva fatto presente che, in sede di divisione giudiziaria dei beni che i rispettivi genitori avevano ricevuto dal padre, era stato stabilito che il palmento restasse in comune tra i fratelli, oltre ad un terzo estraneo, con il, diritto di ciascuno di pigiare ogni anno le uve di rispettiva proprietà e di averne, per il resto, l’uso esclusivo per tre anni consecutivi a rotazione; tempo dopo l’attore aveva poi acconsentito alla richiesta del cugino di utilizzare l’immobile come deposito di materiale edile, rinunciando alla sua fruizione nel periodo di godimento a lui spettante; il cugino aveva infine continuato a trattenere l’immobile ed, a fronte di una formale richiesta di rilascio, aveva opposto una presunta usucapione.

Il giudice di primo grado, ritenendo non sussistente l’affermato usucapione, aveva accolto le ragioni attoree, dichiarando il diritto dell’attore a godere dell’immobile secondo le modalità del verbale. dello stesso parere anche la Corte d’Appello, che aveva rigettato il gravame del cugino. E dello stesso parere infine la Corte di Cassazione, che, del pari, ha respinto il gravame presentato da quest’ultimo.

Gli ermellini hanno infatti ricordato che, in tema di compossesso, il godimento esclusivo della cosa comune da parte di uno dei compossessori, in mancanza di prova di un atto o di un fatto da cui possa desumersi l’esclusione degli altri compossessori, non è, di per sé, idoneo a far ritenere lo stato di fatto così determinatosi funzionale all’esercizio del possesso ad usucapionem, e non anche, invece, conseguenza di un atteggiamento di mera tolleranza da parte dell’altro compossessore, risultando, per converso, necessario, a fini di usucapione, la manifestazione del dominio esclusivo sulla res da parte dell’interessato attraverso un’attività apertamente contrastante ed inoppugnabilmente incompatibile con il possesso altrui, gravando l’onere della relativa prova su colui che invochi l’avvenuta usucapione del bene: non sono, in particolare, sufficienti a tal fine atti di mera gestione del bene, come la chiusura dell’accesso, consentiti al singolo compartecipante, ovvero anche atti familiarmente tollerati dagli altri, come la permanenza nell’immobile pur dopo la cessazione del periodo corrispondente al turno convenzionalmente stabilito per il relativo godimento del cespite, o ancora atti che, comportando solo il soddisfacimento di obblighi o l’erogazione di spese per il miglior godimento della cosa comune, non possono dare luogo ad una estensione del potere di fatto sulla cosa nella sfera di altro compossessore.

Cass. civ., Sez. II, 12 maggio 2020, n. 8780/o.

Redazione Consortium Forense 1960

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