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Comproprietà: godimento esclusivo del bene

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Il semplice godimento esclusivo del bene ad opera di uno dei comproprietari non assume l’idoneità a produrre un qualche pregiudizio in danno degli altri comproprietari, e, ancor meno, in danno di coloro che abbiano mostrato acquiescenza all’altrui uso esclusivo.

A seguito di separazione giudiziale dei coniuge, l’ex marito instaurava un giudizio di divisione della comunione avente ad oggetto l’immobile nel quale un tempo la coppia viveva chiedendo altresì, in virtù del fatto che la convenuta aveva continuato ad occupare l’immobile anche dopo l’allontanamento della figlia dall’abitazione, la condanna dell’ex moglie al pagamento a favore dell’attore dei canoni di locazione per l’occupazione di detto immobile dalla data della scrittura all’attualità. Da par suo, la convenuta si costituiva in giudizio opponendosi alla divisione e contestando la domanda di pagamento di canoni per l’occupazione dell’immobile sia perché, in virtù della sentenza di divorzio, mai stata oggetto di richiesta di modifica da parte dell’attore, l’occupazione dell’immobile era pienamente legittima sia perché la figlia non aveva raggiunto l’indipendenza economica e continuava a convivere con la madre.

In un secondo momento, tuttavia, la convenuta chiedeva la vendita dell’immobile, abbandonando così l’originaria opposizione alla divisione; il giudice dunque disponeva la divisione secondo le quote del 50% per ciascun condividente, delegando un notaio alle operazioni di divisione. Le operazioni di divisione si sono concluse mediante la vendita dell’immobile e l’approvazione del progetto di divisione della somma ricavata e con la conseguente assegnazione a ciascun condividente della somma loro spettante.

Tuttavia, l’attore proseguiva nel chiedere la condanna della convenuta al pagamento di una somma rapportata al 50% del canone mensile di locazione dell’immobile a far tempo dalla data di sottoscrizione della scrittura privata.

Il giudice, nel respingere la sua domanda, ha ricordato che dal tenore dell’art. 1102 c.c. discende che il comproprietario non ha sempre e comunque diritto al risarcimento del danno in caso di occupazione esclusiva dell’immobile da parte di altro comproprietario ma che, ai fini risarcitori, è necessaria la prova del carattere “abusivo” dell’occupazione; pertanto non è sufficiente la mera occupazione dell’immobile allorquando si sia in presenza di un comportamento non oppositivo dell’altro comproprietario.

Il semplice godimento esclusivo del bene ad opera di uno dei comproprietari, in via di principio, non assume l’idoneità a produrre un qualche pregiudizio in danno degli altri comproprietari, e, ancor meno, in danno di coloro che abbiano mostrato acquiescenza all’altrui uso esclusivo.

Con la conseguenza, che colui che utilizza in via esclusiva il bene comune non è tenuto a corrispondere alcunché al comproprietario pro indiviso che rimanga inerte e/o, a maggior ragione se abbia consentito, in modo certo ed inequivoco, detto uso esclusivo

Trib. Torino, Sez. II, 26 aprile 2019, n. 2044

Redazione Consortium Forense 1960

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