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Condominio: l’installazione di un ascensore

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L’installazione di un ascensore su parte di aree condominiali, diretta ad eliminare le barriere architettoniche, può essere approvata dall’assemblea con la maggioranza prescritta dall’art. 1136 c.c., comma 2, oppure, nel caso in cui il condominio rifiuti di assumere le necessarie delibere, realizzata dai condomini richiedenti a loro spese con l’osservanza dei limiti previsti dagli artt. 1120 e 1121 c.c.

La questione aveva preso le mosse dall’installazione di un ascensore in un edificio condominiale, installazione, la cui delibera di approvazione, era divenuta poi oggetto di impugnazione.

Orbene, la vicenda giunta all’attenzione della Corte di Cassazione, ha fornito ancora una volta l’occasione ai giudici di ricordare alcuni importanti principi in materia.

L’assemblea di condominio ha certamente il potere di decidere, nell’interesse collettivo, le modalità concrete di utilizzazione dei beni comuni, nella specie ai fini di autorizzare l’installazione di un ascensore in area condominiale, come anche quello di modificare – revocando una o più precedenti delibere, benché non impugnate da alcuno dei partecipanti, e stabilendone liberamente gli effetti – quelle in atto, ove intenda rivalutare la corrispondenza dell’innovazione ai limiti segnati dagli artt. 1120 e 1121 c.c.

In particolare, l’installazione di un ascensore su parte di aree condominiali, diretta ad eliminare le barriere architettoniche, ai sensi della L. 2 gennaio 1989, n. 13, art. 2 può essere approvata dall’assemblea con la maggioranza prescritta dall’art. 1136 c.c., comma 2, oppure, nel caso in cui il condominio rifiuti di assumere le necessarie delibera, realizzata dai condomini richiedenti a loro spese con l’osservanza dei limiti previsti dagli artt. 1120 e 1121 c.c. Alla eventuale “autorizzazione” concessa dall’assemblea ad apportare tale modifica su iniziativa dei soli condomini richiedenti e sulla base di uno specifico progetto può attribuirsi il valore di mero riconoscimento dell’attuale inesistenza di un contrario interesse o di concrete pretese da parte degli altri condomini a questo tipo di utilizzazione delle parti comuni.

Una tale delibera autorizzativa della realizzazione dell’impianto, pur obbligatoria per tutti i condomini (art. 1137 c.c., comma 1), non può ritenersi perciò simmetricamente produttiva di un autonomo diritto acquisito dai condomini o da terzi soltanto per effetto ed in sede di esecuzione dell’atto, rimanendo così revocabile dalla medesima assemblea sulla base di una rivalutazione di dati ed apprezzamenti obiettivamente rivolti alla realizzazione degli interessi comuni ed alla buona gestione dell’amministrazione. E’ precluso il sindacato del giudice del merito in ordine all’uso da parte dell’assemblea dei condomini di detta facoltà di nuovo apprezzamento, se non nei limiti consentiti dall’indagine per l’accertamento dell’eccesso di potere, e cioè di un grave pregiudizio.

Cass. civ., Sez. II, 4 febbraio 2021, n. 2636

Redazione Consortium Forense 1960

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