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Condominio: molestie e responsabilità

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Non può dirsi fondata l’azione proposta dal condomino nei confronti del condominio per le assunte molestie arrecate da quest’ultimo al conduttore della unità immobiliare locata dal primo, ove la gestione condominiale adotti provvedimenti per curare l’osservanza del regolamento di condominio, invitando il condomino locatore al rispetto di un divieto regolamentare di destinazione. Tale condotta non costituisce atto illecito, e non può, quindi, porsi a fondamento di una responsabilità risarcitoria collettiva del condominio.

Un geometra aveva citato in giudizio il condominio nel quale risiedeva, chiedendo il risarcimento dei danni correlati al recesso di una cooperativa, quale conduttrice di un’abitazione di sua proprietà, recesso conseguente alla illecita condotta mantenuta dal condominio medesimo tesa ad evidenziare l’incompatibilità dell’attività di “comunità alloggio” di assistenza per anziani e disabili svolta nell’immobile locato dalla cooperativa in relazione ad un divieto di destinazione contenuto nel regolamento condominiale. A tal proposito, il condominio denunciava la violazione degli artt. 1585, 1130 e 2043 c.c., sostenendo la responsabilità del condominio per le molestie arrecate dai condomini in forma di danneggiamento della cassetta postale, del citofono e del quadro elettrico, nonché per aver accusato la conduttrice di violazioni edilizie presentando denunce infondate.

Orbene, mentre il giudice di primo grado aveva sposato le conclusioni del geometra, non così la Corte d’Appello, che aveva invece accolto il gravame del condominio.

La questione era giunta dunque innanzi alla Corte di Cassazione, che, si anticipa, del pari ha rigettato le ragioni del ricorrente.

I giudici hanno innanzitutto affermato che non può dirsi fondata l’azione proposta dal condomino nei confronti del condominio per le assunte molestie arrecate da quest’ultimo al conduttore della unità immobiliare locata dal primo, ove la gestione condominiale adotti provvedimenti per curare l’osservanza del regolamento di condominio, invitando il condomino locatore al rispetto di un divieto regolamentare di destinazione. Tale condotta non costituisce atto illecito, e non può, quindi, porsi a fondamento di una responsabilità risarcitoria collettiva del condominio.

Neppure può attribuirsi alla gestione condominiale la responsabilità risarcitoria per condotte moleste eventualmente addebitabili a singoli condomini.

In tema di illecito civile, la ricostruzione del nesso di derivazione eziologica esistente tra la condotta del danneggiante e l’oggetto dell’obbligazione risarcitoria implica la scomposizione del giudizio causale in due autonomi e consecutivi segmenti: il primo è volto ad identificare il nesso di causalità materiale o “di fatto” che lega la condotta all’evento di danno; il secondo è, invece, diretto ad accertare, secondo la regola dell’art. 1223 c.c. (richiamato dall’art. 2056 c.c.), il nesso di causalità giuridica che lega tale evento alle conseguenze dannose risarcibili.

Cass. civ., Sez. VI, 7 gennaio 2022, n. 299

Redazione Consortium Forense 1960

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