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Congedo per handicap grave: come deve essere inteso il limite biennale?

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Il diritto al congedo per handicap grave, di cui all’art. 42, co. 5, d.lg. 151/2001, deve essere inteso nel senso che il previsto limite biennale si riferisca a ciascun figlio che si trovi nella prevista situazione di bisogno, in modo da non lasciarne alcuno privo della necessaria assistenza che la legge è diretta ad assicurare.

Un genitore, padre di due bimbi affetti da grave handicap, aveva citato in giudizio l’INPS chiedendone l’accertamento del proprio diritto a fruire del congedo di cui al D.Lgs. n. 151 del 2001, art. 42, nel limite massimo di due anni per ciascuno dei propri figli affetti entrambi da handicap grave.

Entrambi le corti di merito avevano accolto la posizione del genitore e dello stesso parere si è poi mostrata la Corte di Cassazione, che rigettato il gravame presentato dall’INPS.

I giudici hanno infatti ricordato che il D.Lgs. n. 151 del 2001, art. 42, co. 5, riconosceva il diritto al congedo per handicap grave ad entrambi i genitori sostenendo che lo stesso non potesse superare la durata complessiva di due anni. La L. n. 53 del 2000, art. 4, co. 2, parla allo stesso scopo di un periodo di congedo, continuativo o frazionato non superiore a due anni. Il D.M. 278 del 2000, art. 2 prevede con analoga formula che il congedo biennale in questione può essere utilizzato per un periodo, continuativo o frazionato non superiore a due anni nell’arco della vita lavorativa.

Nessuna delle disposizioni citate autorizza però ad affermare che sul piano letterale la legge abbia inteso riferirsi alla durata complessiva dei possibili congedi fruibili dall’avente diritto, anche nell’ipotesi in cui i soggetti da assistere fossero più di uno; talché esaurito il periodo complessivo di due anni il genitore non abbia più diritto nell’arco della vita lavorativa ad altro periodo di congedo, anche nell’ipotesi in cui avesse un altro figlio da assistere in situazione di handicap grave.

Le stesse norme, invece, secondo una interpretazione costituzionalmente orientata ai sensi degli artt. 2, 3 e 32 Cost. possono essere intese soltanto nel senso che il limite dei due anni – in effetti non superabile nell’arco della vita lavorativa anche nel caso di godimento cumulativo di entrambi i genitori – si riferisca tuttavia a ciascun figlio che si trovi nella prevista situazione di bisogno, in modo da non lasciarne alcuno privo della necessaria assistenza che la legge è protesa ad assicurare.

Per altro, l’agevolazione è diretta non tanto a garantire la presenza del lavoratore nel proprio nucleo familiare, quanto ad evitare che il bambino handicappato resti privo di assistenza, di modo che possa risultare compromessa la sua tutela psico-fisica e la sua integrazione nella famiglia e nella collettività, così confermandosi che, in generale, il destinatario della tutela realizzata mediante le agevolazioni previste dalla legge non è il nucleo familiare in sé, ovvero il lavoratore onerato dell’assistenza, bensì la persona portatrice di handicap. Una configurazione siffatta, d’altronde, è in linea con la definizione contenuta nella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, approvata il 13 dicembre 2006, là dove la finalità comune dei diversi ordinamenti viene identificata nella piena ed effettiva partecipazione nella società su una base di eguaglianza con gli altri, nonché con la nuova classificazione adottata nel 1999 dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha definito la disabilità come difficoltà all’espletamento delle attività personali e alla partecipazione sociale.

Allo stesso modo, si è espresso oggi il legislatore, grazie al D.Lgs. 18 luglio 2011, n. 119, art. 4 che ha modificato del D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151, l’art. 42 in materia di congedo per assistenza di soggetto portatore di handicap grave, introducendo un comma 5-bis, secondo il quale il congedo fruito ai sensi del comma 5 non può superare la durata complessiva di due anni per ciascuna persona portatrice di handicap e nell’arco della vita lavorativa.

Cass. civ., Sez. Lav., 23 novembre 2020, n. 26605

Redazione Consortium Forense 1960

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