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Crediti-diritto-riservatezza

Crediti e diritto alla riservatezza

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In tema di trattamento dei dati personali, integra una violazione del diritto alla riservatezza, il comportamento di un creditore il quale, nell’ambito dell’attività di recupero credito, svolta direttamente ovvero avvalendosi di un incaricato, comunichi a terzi, piuttosto che al debitore, le informazioni, i dati e le notizie relative all’inadempimento nel quale questo versi oppure utilizzi modalità che palesino a osservatori esterni il contenuto della comunicazione senza rispettare il dovere di circoscrivere la comunicazione, diretta al debitore, ai dati strettamente necessari all’attività recuperatoria.

Un insegnante aveva agito per sentir accertare la natura illecita della condotta posta in essere dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in violazione del combinato disposto di cui al D.Lgs. n. 196 del 203, art. 15 e art. 2050 c.c. e di conseguenza per sentirlo condannare al risarcimento danni in suo favore.

Il Tribunale aveva accolto il ricorso, ritenendo che l’Amministrazione, utilizzando un canale di comunicazione istituzionale e con le modalità in concreto adottate, aveva posto in essere un trattamento in violazione degli obblighi di rispetto della riservatezza gravanti sulla stessa Amministrazione, perché in tal modo il dirigente scolastico ed il personale di segreteria addetto alla ricezione della corrispondenza avevano avuto accesso a dati personali del ricorrente. Aveva quindi accolto la domanda risarcitoria, ravvisata la responsabilità aquiliana dell’Amministrazione ai sensi degli artt. 2043,  2050 e 2059 c.c., oltre che del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 15, e condannato il MAECI al risarcimento del danno non patrimoniale.

Orbene, giunta la vicenda all’attenzione della Corte d Cassazione, i giudici hanno ricordato che l’Autorità ha puntualizzato che il trattamento dei dati personali del debitore, nell’ambito dell’attività di recupero crediti deve rispettare:

il “principio di liceità nel trattamento”, che può ritenersi violato, ad esempio, dal comportamento consistente nel comunicare ingiustificatamente a soggetti terzi rispetto al debitore (quali, ad esempio, familiari, coabitanti, colleghi di lavoro o vicini di casa), informazioni relative alla condizione di inadempimento nella quale versa l’interessato;

il “principio di correttezza nel trattamento”, in ragione del quale devono ritenersi preclusi, sia in fase di raccolta delle informazioni sul debitore, sia nel tentativo di prendere contatto con il medesimo (anche attraverso terzi), comportamenti suscettibili di incidere sulla sua dignità, qui riguardata sul solo piano della disciplina di protezione dei dati personali; tale principio può ritenersi violato, tra l’altro, quando le sollecitazioni di pagamento siano portate a conoscenza di persone diverse dal debitore, come può accadere nel caso di utilizzo di cartoline postali o tramite l’invio di plichi recanti all’esterno la scritta “recupero crediti” (o locuzioni simili, dalle quali possa comunque desumersi l’informazione relativa all’asserito stato di inadempimento del destinatario);

il “principio di pertinenza e finalità”, desunto sempre dal D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 11, in ragione del quale possono formare oggetto di trattamento i soli dati necessari all’esecuzione dell’incarico, con particolare riferimento ai dati anagrafici riferiti al debitore, codice fiscale (o partita Iva del medesimo), ammontare del credito vantato (unitamente alle condizioni del pagamento) e recapiti (anche telefonici), di norma forniti dall’interessato in sede di conclusione del contratto o comunque desumibili da elenchi o registri pubblici.

La corte ha infine chiosato asserendo che in tema di trattamento dei dati personali, di cui al D.Lgs. n. 196 del 2003, integra una violazione del diritto alla riservatezza e dell’art. 11 del cit. Cod. Privacy, il comportamento di un creditore il quale, nell’ambito dell’attività di recupero credito, svolta direttamente ovvero avvalendosi di un incaricato, comunichi a terzi (familiari, coabitanti, colleghi di lavoro o vicini di casa), piuttosto che al debitore, le informazioni, i dati e le notizie relative all’inadempimento nel quale questo versi oppure utilizzi modalità che palesino a osservatori esterni il contenuto della comunicazione senza rispettare il dovere di circoscrivere la comunicazione, diretta al debitore, ai dati strettamente necessari all’attività recuperatoria.

Cass. civ., Sez. I, 2 luglio 2021, n. 18783

Redazione Consortium Forense 1960

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