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Deposito bancario e restituzione delle somme

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Nel deposito bancario l’obbligo restitutorio della banca sorge, in mancanza di un termine convenzionale di scadenza del contratto, solo a seguito della richiesta del cliente, quale condizione di esigibilità del credito del medesimo, con la conseguenza che la prescrizione del diritto del depositante ad ottenere la restituzione delle somme depositate non inizia a decorrere prima che il cliente abbia richiesto la somma in restituzione, facendo sorgere il corrispondente obbligo della banca.

Il giudice di primo grado aveva respinto l’opposizione proposta da una banca avverso il decreto ingiuntivo emesso dal medesimo tribunale sulla scorta del ricorso di un correntista, decreto che intimava all’istituto di credito il pagamento di una somma, che era stata versata su di un libretto di deposito di valori in custodia ed amministrazione.

Di avviso contrario il giudice di secondo grado che osservava come in un contratto di deposito bancario a tempo indeterminato la prescrizione del diritto alla restituzione delle somme depositate iniziava a decorrere non già dal giorno della richiesta e neppure da quello del rifiuto della banca, bensì dal giorno in cui il depositante poteva chiederne la restituzione, ovvero dalla data di costituzione del rapporto o dalla data dell’ultima operazione compiuta; veniva rilevato, in particolare, che l’art. 2935 c.c., nello stabilire che la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, fa riferimento alla possibilità legale di esercizio del diritto.

Di parere ancora una volta diverso, si è poi mostrata la Corte di Cassazione, che ha accolto il gravame presentato dal correntista.

Nel deposito bancario l’obbligo restitutorio della banca sorge (salvo il caso di previsione di un termine convenzionale di scadenza del contratto) solo a seguito della richiesta del cliente, quale condizione di esigibilità del credito del medesimo: con la conseguenza che l’inerzia al riguardo tenuta non è interpretabile come manifestazione di disinteresse del cliente stesso a far valere il suo diritto, cui possa collegarsi il decorso del termine prescrizionale, ma come mero esercizio di una facoltà: la prescrizione del diritto del depositante ad ottenere la restituzione delle somme depositate non inizia, così, a decorrere prima che il cliente abbia richiesto la somma in restituzione, facendo sorgere il corrispondente obbligo della banca.

Si tratta di una conclusione che valorizza il dato per cui la permanenza della somma presso la banca depositaria comporta la soddisfazione dell’interesse di entrambe le parti: quello della banca di gestire in operazioni finanziarie il risparmio raccolto; quello del cliente di essere remunerato di tale utilizzo attraverso gli interessi che gli vengono periodicamente accreditati. Riesce difficile dissentire dalla pronuncia allorquando afferma che il protrarsi della disponibilità del denaro presso la banca costituisce situazione corrispondente all’interesse delle parti, che integra da ambo i lati adempimento del contratto di durata; e va senz’altro recepito il rilievo per cui il comportamento del depositante che, pur non compiendo ulteriori operazioni di deposito, non richiede la restituzione, non può perciò essere di per se stesso interpretato come indicativo di un disinteresse a far valere il suo diritto di credito, configurante inerzia (all’esercizio del diritto medesimo) cui si ricollega il decorso del termine di prescrizione.

Tali considerazioni devono certamente valere, a maggior ragione, nel caso di deposito di titoli in amministrazione (art. 1838 c.c.), ove non si determina un trasferimento in proprietà di quanto è oggetto del contratto e ove la banca si obbliga al compimento di una pluralità di attività che soddisfano l’interesse del cliente alla custodia e all’amministrazione dei valori mobiliari: per modo che, come evidenziato dalla dottrina, nel contratto in questione concorrono le cause tipiche del deposito e del mandato. Qualora non sia previsto un termine di scadenza, la mancata richiesta di restituzione dei titoli non assurge, quindi, a espressione del mancato esercizio del diritto alla restituzione, ma sottende, al contrario, l’interesse del depositante a che il rapporto di durata, attraverso cui trovano soddisfacimento le finalità di custodia e di amministrazione dei titoli, abbia corso.

Cass. civ., Sez. I, 31 marzo 2021, n. 8998

Redazione Consortium Forense 1960

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