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Eredità e acquisto tacito: come avviene?

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L’acquisto tacito dell’eredità può avvenire anche a prescindere dal compimento di un atto negoziale, per effetto del possesso dei beni ereditari.

La vicenda in esame aveva preso le mosse dall’impugnazione da parte di un notaio dell’avviso di liquidazione di una data somma, a titolo di differenza della imposta ipotecaria, della tassa ipotecaria e della imposta di bollo, in relazione a compravendita di immobile ereditario.

Orbene, sia il giudice di primo grado che la Corte d’Appello avevano accolto le doglianze del notaio, ragion per cui la questione era giunta all’attenzione della Corte di Cassazione, che, si anticipa, oltre ad aver accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, ha altresì fornito una serie di importanti precisazioni in tema di successioni, sui quali, al di là del merito della vicenda, val la pena soffermarsi.

I giudici hanno in primo luogo ricordato che la trascrizione di un acquisto mortis causa che abbia ad oggetto diritti reali immobiliari va effettuata ai sensi dell’art. 2648 c.c., disposizione che al comma 2 prevede, per quanto riguarda l’accettazione espressa dell’eredità (art. 475 c.c.), che essa si operi in base alla dichiarazione del chiamato contenuta in un atto pubblico ovvero in una scrittura privata con sottoscrizione autenticata o accertata giudizialmente.

Nel caso di accettazione tacita dell’eredità (art. 476 c.c.), che consiste nel compimento di atti che presuppongono necessariamente la volontà di accettare e che il chiamato non avrebbe diritto di compiere se non nella qualità di erede, di natura non meramente fiscale, come la denuncia di successione di per sé sola inidonea a comprovare l’accettazione tacita, ma che siano al contempo fiscali e civili, la trascrizione può essere effettuata, ai sensi dell’art. 2648 c.c., comma 3 dallo stesso erede, ma chiunque può richiedere la trascrizione di quell’atto, qualora risulti da sentenza, da atto pubblico o da scrittura privata con sottoscrizione autenticata o accertata giudizialmente.

L’acquisto tacito dell’eredità può avvenire anche a prescindere dal compimento di un atto negoziale, per effetto del possesso dei beni ereditari, qualora entro tre mesi dall’apertura della successione, il chiamato all’eredità, nel possesso dei beni ereditari, non proceda all’inventario dell’eredità ed alla successiva dichiarazione di accettazione con beneficio di inventario; in tale caso il chiamato è considerato erede puro e semplice (art. 485 c.c.) sulla scorta di un fatto concludente che comporta implicita accettazione anche se non correlato ad atti di disposizione.

Riguardo a questa ipotesi di acquisto dell’eredità, l’ordinamento non contempla alcuna previsione espressa per la pubblicità immobiliare, né sussiste la possibilità di procedere a tale pubblicità, in mancanza di un “titolo” idoneo, fatta ovviamente salva la possibilità di trascrizione nei registri immobiliari dell’acquisto della qualifica di erede per possesso dei beni ereditari, in occasione del compimento di un successivo atto costituente “titolo” idoneo alla trascrizione.

Una volta che la successione si è perfezionata con le accettazioni dell’eredità da parte dei chiamati, il fenomeno successorio si esaurisce, rimanendo ad esso estranee le vicende negoziali successive, e con la previsione della retroattività il legislatore riconduce gli effetti di determinati atti al momento dell’apertura della successione, assicurando così la continuità della titolarità dei beni tra il defunto e l’erede.

Cass. civ., Sez. trib., 26 novembre 2021, n. 36770

Redazione Consortium Forense 1960

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