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Farmacie: orari di apertura e orari di chiusura

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È illegittimo il provvedimento amministrativo con cui l’Ordine dei farmacisti sospende un farmacista dall’esercizio della professione per violazione degli orari di servizio e dei turni di riposo del sabato, poiché, secondo la normativa regionale, le farmacie non di turno hanno la facoltà di restare aperte.

Nella vicenda de qua, un farmacista aveva adito il giudice amministrativo per chiedere il risarcimento dei danni derivanti dal provvedimento di sospensione dell’esercizio della professione, adottato nei suoi confronti dal Consiglio direttivo dell’Ordine dei farmacisti, e dal decreto dirigenziale della Regione con sui, sulla scorta della sanzione ora menzionata, era stata disposta la sospensione dell’autorizzazione a gestire la farmacia.

Nella specie, si addebitava al farmacista il mancato rispetto delle turnazioni stabilite da un’intesa raggiunta tra i farmacisti, integrante un contratto atipico.

Il T.A.R. ha accolto le istanze del ricorrente e ciò perché sussistono tutti i presupposti in presenza dei quali si configura l’obbligo di risarcire il danno ingiusto ex art. 2043 c.c.

In particolare, si sottolinea che, in base al quadro normativo di riferimento al tempo delle infrazioni, dato dall’art. 34, comma 6, L.R. Campania 22 gennaio 2007, n. 1, a mente del quale l’art. 3, comma 1, della precedente L.R. 1 febbraio 1980, n. 7, è modificato nel senso che, fermo restando l’obbligo di garantire il numero di farmacie di servizio, “le farmacie non di turno hanno la facoltà di restare aperte“.

La regolamentazione regionale, vigente ed applicabile al momento in cui sono state poste in essere le condotte sanzionate, non poteva interpretarsi nel senso di limitare le facoltà di esercizio dell’attività di impresa del farmacista, ma soltanto nel senso di assicurare comunque un servizio minimo offerto alla generalità dei fruitori del servizio: nel senso, quindi, di prevedere ed imporre una apertura certa in determinati orari e turni settimanali, quale minima erogazione garantita, ma non anche di impedirla ai di fuori di quelli.

Nessun illecito disciplinare può per altro configurarsi nella condotta consistente nell’aver disatteso le prescrizioni della intesa raggiunta tra i farmacisti, intesa che integra un contratto atipico, tendente a vietare l’apertura ai di fuori dei turni minimi. Per altro, la causa concreta del suddetto contratto atipico, siccome diretta a restringere e limitare convenzionalmente l’esercizio di facoltà legittimamente spettanti all’imprenditore, “non supera il vaglio di meritevolezza degli interessi perseguiti, ai sensi dell’art. 1322 cpv. cod. civ., in relazione alle esigenze di effettiva realizzazione di un assetto concorrenziale del mercato […], perseguendo solamente una finalità di regolamentazione del flussi di clientela a beneficio esclusivo dei partecipanti all’accordo, ma con positiva frustrazione delle finalità di incremento della concorrenza insite nelle previsioni regionali e comunque imposte dall’ordinamento nazionale e comunitario”.

In definitiva, ad avviso della Suprema Corte, la ricorrente non poteva essere sanzionata, sotto il profilo di concorrenza sleale o di scorrettezza nei confronti dei colleghi, per essersi avvalsa di una facoltà legittima, inefficacemente limitata da un accordo integrante un contratto atipico, reputato privo di meritevolezza ai sensi dell’art. 1322 cpv. cod. civ.

T.A.R. Campania, Napoli, Sez. V, 8 marzo 2019, n. 1353

Redazione Consortium Forense 1960

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