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Farmacie: autorizzazioni e decadenza

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I provvedimenti di decadenza hanno natura sanzionatoria poiché evidenziano, a carico del destinatario di un precedente provvedimento ampliativo, inadempimenti o carenze di requisiti, tali da impedire la costituzione o la prosecuzione del rapporto sorto per effetto del provvedimento ampliativo.

Una farmacista aveva preso parte alla procedura selettiva avente ad oggetto la formazione di una graduatoria unica per l’assegnazione di sedi farmaceutiche; collocatasi al cinquantesimo posto della graduatoria, aveva conseguito l’assegnazione di una sede farmaceutica ed avrebbe dunque dovuto iniziare l’attività entro il termine perentorio di dodici mesi dalla pubblicazione del provvedimento di assegnazione. La farmacista, attuale ricorrente, aveva dunque intrapreso le necessarie iniziative volte sia a reperire i locali da adibire allo svolgimento dell’attività, sia dare esecuzione ai lavori di allestimento, così giungendo ad individuare l’immobile adatto; sulla scorta di tale individuazione aveva poi chiesto al Comune di attestare che gli individuati locali rientrassero nella zona di competenza della sede farmaceutica de qua. Alla luce del riscontro positivo, la ricorrente aveva poi sottoscritto il relativo contratto di locazione dell’immobile.

Tuttavia, la farmacista aveva poi appreso che un collega aveva domandato, ai sensi della L. n. 241/1990, l’accesso ai documenti amministrativi relativi all’apertura della sede farmaceutica in questione volto ad accertare se gli individuati locali ricadessero o meno nell’ambito territoriale di afferenza della sede farmaceutica di quest’ultimo. In ragione della mancata risposta comune, la farmacista aveva chiesto ed ottenuto dalla Regione la proroga di quattro mesi per l’inizio dell’attività.

Cionondimeno, non avendo ultimato le procedure necessarie per la presentazione dell’istanza di apertura della sede farmaceutica, la ricorrente era stata dichiarata decaduta dall’assegnazione della medesima con provvedimento oggetto dell’attuale impugnazione.

Orbene, il giudice amministrativo ha ritenuto doversi respingere il ricorso presentato dalla farmacista.

Il T.A.R. ha innanzitutto ricordato che la Regione, ai sensi della L. n. 221/1968 ha competenza esclusiva nell’autorizzazione all’apertura delle sede farmaceutiche; parimenti l’art. 32, co. 2, L. 23 dicembre 1978, n. 833 prevede che “La legge regionale stabilisce norme per l’esercizio delle funzioni in materia di igiene e sanità pubblica, di vigilanza sulle farmacie e di polizia veterinaria, ivi comprese quelle già esercitate dagli uffici del medico provinciale e del veterinario provinciale e dagli ufficiali sanitari e veterinari comunali o consortili, e disciplina il trasferimento dei beni e del personale relativi.

In secondo luogo, ha ricordato altresì che la revoca a seguito di inattività protratta costituisce una decadenza ex lege che si pone quale atto dovuto di natura ricognitivo-dichiarativa, cosicché la stessa può essere evitata soltanto nella sussistenza delle ipotesi derogatorie specificatamente previste ovvero con la concessione di una proroga a seguito di motivata richiesta inoltrata prima della scadenza del termine suddetto. Accertata, pertanto, l’omessa apertura della sede farmaceutica entro il termine perentorio all’uopo previsto, non sussistendo comprovate cause giustificative, si produce automaticamente la decadenza dell’autorizzazione e il conseguente obbligo vincolato per l’amministrazione regionale di revocarla.

I provvedimenti di decadenza, in particolare, hanno natura sanzionatoria in quanto essi evidenziano, a carico del destinatario di un precedente provvedimento ampliativo, inadempimenti o carenze di requisiti, tali da impedire la costituzione o la prosecuzione del rapporto sorto per effetto del suddetto provvedimento ampliativo.

Così opinando, la decadenza dall’autorizzazione amministrativa è un atto dovuto, vincolato ed espressione di un potere di autotutela ad avvio doveroso, che non richiede specifiche valutazioni in ordine all’interesse pubblico alla sua adozione.

T.A.R. Napoli, Campania, 4 maggio 2020, n. 1627

Redazione Consortium Forense 1960

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