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Il dipendente può lavorare durante le feste infrasettimanali?

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Il diritto del lavoratore ad astenersi dalla prestazione durante le festività infrasettimanali è diritto disponibile e sono validi gli accordi individuali, intercorsi tra lavoratore e datore di lavoro; il potere del datore di lavoro di richiedere la prestazione lavorativa nei giorni festivi va esercitato nel rispetto dei principi di buona fede e correttezza.

La vicenda aveva visto un dipendente citare in giudizio il proprio datore di lavoro impugnando le sanzioni disciplinari al medesimo applicate per essersi astenuto dal lavoro durante alcune festività nazionali infrasettimanali.

Entrambi i giudici di merito, ritenendo pacifico l’inserimento, nel contratto di lavoro, di clausole di disponibilità alla prestazione di lavoro nei giorni festivi e domenicali, ne ha prospettato la nullità in considerazione della loro indeterminatezza (e della mancanza della previsione di un corrispettivo), della posizione di debolezza rivestita dalla parte nel momento della sottoscrizione (ossia alla data di assunzione o di trasformazione del rapporto a tempo indeterminato), della piena quanto unilaterale discrezionalità del datore di lavoro.

Il datore di lavoro ha dunque presentato ricorso alla Corte di Cassazione, gravame che, al contrario, ha accolto le doglianze della società ricorrente.

I giudici hanno infatti evidenziato che le festività infrasettimanali, a differenza delle ferie e del riposo settimanale, non sono tutelate dalla Costituzione (cfr. art. 36, comma 3).

Il legislatore ha ritenuto di diversificare la disciplina in base alla considerazione che le ferie ed il riposo hanno la finalità di tutelare un bene primario della persona non suscettibile di alcun bilanciamento con altri diritti anche costituzionalmente tutelati, ossia la finalità di reintegrare le energie psico-fisiche del lavoratore, mentre le festività non tutelano immediatamente il diritto alla salute, bensì, a seconda dei casi, l’esigenza di consentire la celebrazione comunitaria di ricorrenze festive profondamente radicate nella tradizione, non solo religiosa, ovvero legate a particolari significati e valori civili, diritti disponibili dal lavoratore.

La disciplina delle festività è contenuta nella L. n. 260 del 1949 (in parte novellata dalla L. n. 90 del 1954) che dichiara giorni festivi determinate ricorrenze religiose e civili (artt. 1-3), durante le quali i lavoratori hanno diritto ad astenersi dal lavoro conservando la retribuzione piena e, in aggiunta a questa, una retribuzione maggiorata per il lavoro eventualmente prestato in tali ricorrenze (art. 5).

La Corte di Cassazione, in effetti, già da tempo ha precisato che la L. n. 260 del 1949 ha riconosciuto ai lavoratori un diritto soggettivo ad astenersi dal lavoro durante le festività infrasettimanali, diritto non disponibile a livello collettivo (con conseguente nullità delle clausole della contrattazione collettiva che lo dovessero prevedere come obbligatorio, salvo accordi sindacali stipulati da organizzazioni sindacali cui il lavoratore abbia conferito esplicito mandato); il divieto a lavorare in occasione di tali festività non è assoluto, potendo il lavoratore nell’esercizio della propria autonomia individuale esprimere il consenso a lavorare in tali giornate, come si ricava agevolmente dalla L. n. 260 del 1949, art. 5, che prevede una retribuzione aggiuntiva per i lavoratori che “prestino la loro opera nelle suindicate festività”, sì da ammettere chiaramente la possibilità di svolgere la prestazione lavorativa in tali giornate.

Il potere di organizzare l’articolazione dell’orario di lavoro e, nel caso di specie, di richiedere la prestazione lavorativa nei giorni festivi risulta essere stato esercitato dal datore di lavoro nel rispetto dei principi di buona fede e correttezza, principi che si sostanziano, tra l’altro, in un generale obbligo di solidarietà che impone a ciascuna delle parti di agire in modo da preservare gli interessi dell’altra.

Cass. civ., Sez. Lav., 31 marzo 2021, n. 8958

Redazione Consortium Forense 1960

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