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Chi può impugnare le delibere condominiali?

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Le delibere condominiali possono essere impugnate solo dai condomini assenti, dissenzienti o astenuti e mai dal condomino che abbia partecipato all’assemblea fino alla sua conclusione, senza manifestare alcun dissenso alle decisioni adottate, a meno che non provi la mancanza di fedeltà del verbale.

Il tribunale di Brindisi si è pronunciato in merito ad una vicenda che aveva visto un condomino impugnare una delibera avente ad oggetto la nomina di un ingegnere quale direttore dei Lavori di ristrutturazione della facciata dello stabile condominiale. L’attore, in particolare, deduceva non solo la nullità della suddetta delibera poiché, a suo dire, l’assemblea aveva deliberato su un argomento non ricompreso fra quelli indicati nell’ordine del giorno, ma anche l’annullabilità della medesima in quanto contenuta in un verbale privo dei requisiti di forma e, segnatamente, non essendo stati riportati le quote di proprietà dei partecipanti espresse in millesimi, l’indicazione nominativa dei condomini assenzienti, astenuti e dissenzienti.

Il giudice, tuttavia, ha concluso per il rigetto della domanda del condomino e ciò perché il medesimo, a ben vedere, aveva partecipato all’assemblea che ha adottato la delibera impugnata senza che dal verbale risulti che egli fosse dissenziente rispetto a quanto deliberato.

In particolare quanto alla addotta nullità della delibera, la partecipazione dell’attore alla discussione in assemblea senza alcuna riserva comporta che egli abbia fatto acquiescenza alle supposte irregolarità.

Per quel che concerne poi la prospettata annullabilità, il tribunale ha precisato che, in realtà, mancherebbe in radice la legittimazione attiva dell’attore rispetto all’azione di annullamento, non risultando quest’ultimo quale condomino dissenziente. Invero ai sensi dell’art. 1137 c.c., le delibere condominiali possono essere impugnate solo dai condomini assenti, dissenzienti o astenuti; nel caso di specie, invece, il condomino partecipava all’assemblea fino alla sua conclusione e non manifestava alcuna espressione di dissenso alle decisioni discusse ed adottate all’unanimità.

Al più, il condomino avrebbe dovuto fornire la prova della mancanza di fedeltà del verbale, e cioè che egli avesse manifestato il proprio dissenso e che tuttavia di tanto non si sarebbe dato conto a verbale, onere che in concreto non è stato invece assolto.

Trib. Brindisi, 25 febbraio 2019, n. 282

Redazione Consortium Forense 1960

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