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Incidenti stradali: se la buca è grande e ben visibile, la responsabilità non è del comune!

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La condotta del danneggiato, che entri in interazione con la cosa, si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso e richiede una valutazione che tenga conto del dovere generale di ragionevole cautela.

Un automobilista aveva citato in giudizio un comune, chiedendo che fosse condannato al risarcimento in suo favore del danno subito in seguito ad un incidente stradale: in particolare, l’attore, meglio l’auto dal medesimo condotta era finita, durante le ore del giorno in una grande buca presente sul manto stradale.

Tuttavia, sia il giudice di pace che il tribunale successivamente adito rigettavano le doglianze dell’automobilista, ritenendo sia non provata la proprietà del comune di quel tratto di strada sia, pur a volerne ammettere la proprietà, non sussistente la responsabilità da cose in custodia, ai sensi dell’art. 2051 c.c.

La stessa conclusione è stata poi raggiunta dalla Corte di Cassazione, cui la vicenda era giunta sulla scorta del gravame presentato dall’automobilista, gravame che, dunque, è stato respinto.

Nella specie, gli ermellini hanno evidenziato che in tema di responsabilità civile per danni da cose in custodia, la condotta del danneggiato, che entri in interazione con la cosa, si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso, in applicazione, anche ufficiosa, dell’art. 1227 c.c., comma 1, richiedendo una valutazione che tenga conto del dovere generale di ragionevole cautela, riconducibile al principio di solidarietà espresso dall’art. 2 Cost.

Ne consegue che, quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione da parte del danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso, quando sia da escludere che lo stesso comportamento costituisca un’evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale, connotandosi, invece, per l’esclusiva efficienza causale nella produzione del sinistro.

Cass. civ., Sez. VI, 12 novembre 2020, n. 25460

Redazione Consortium Forense 1960

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