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Incroci stradali - Omessa precedenza

Incroci stradali: chi non si ferma, paga!

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L’omessa precedenza rende inoperante il principio del concorso di colpa

È noto che nell’ambito dell’infortunistica stradale, la giurisprudenza spesso e volentieri applichi, al fine di dirimere le questioni sorte a causa di  incidenti stradali, il principio previsto dall’art. 2054 c.c.: “nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli”.

Ebbene, la Corte d’Appello, confermando in ciò il giudice di prime cure, ha affermato che, pur restando ferma l’applicazione della presunzione ora vista, cionondimeno deve essere data particolare attenzione alla condotta del conducente che avrebbe dovuto concedere la precedenza.

Nel caso in cui l’obbligo di concedere tale precedenza non venga rispettato, infatti, il collegio ha escluso possa operare la presunzione di corresponsabilità in oggetto: l’elevata pericolosità insita alla circolazione stradale è tale da imporre una valutazione della condotta alquanto severa nel caso in cui norme di fondamentale importanza, come quella ora vista, non siano rispettate.

Nel caso di specie, la questione era insorta fra due conducenti, l’uno di un’auto e l’altro di una moto; il secondo, nell’uscire da un viale privato, non aveva rispettato la necessaria precedenza, finendo con l’impattare violentemente con il primo. A nulla è valso eccepire l’elevata velocità di marcia del conducente dell’auto: chiari in merito i giudici di secondo grado, per i quali “al conducente che provenga da un luogo privato e debba immettersi nel flusso della circolazione è imposto l’obbligo di usare un grado elevatissimo di tutela e avvedutezza, obbligo che costituisce un quid pluris» rispetto a quello generale di non costituire pericolo per la circolazione, «proprio a motivo della intrinseca pericolosità insita nella manovra con cui si tenda a inserirsi o a tagliare la corrente di traffico”.

Corte App., Milano, n. 988/2017

             Avv. Viviana Rascio

   Sivio e Associati Studio Legale

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