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Ipoteca: iscrizione per valore superiore al credito

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Ipoteca: il creditore che iscriva ipoteca giudiziale su beni il cui valore sia eccedente all’importo del credito vantato può essere chiamato a rispondere del danno subito dal debitore consistente nella difficoltà o impossibilità della negoziazione del bene medesimo ovvero nella difficoltà di accesso al credito.

La vicenda aveva preso le mosse dalla domanda di risarcimento del danno proposta da un medico nei confronti di una banca al fine di ottenere il ristoro di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti a seguito dell’illegittimo comportamento posto in essere dalla convenuta per avere effettuato illegittime iscrizioni ipotecarie sull’intero compendio immobiliare dell’attore.

La questione, giunta all’attenzione della Corte di Cassazione, ha offerto ai giudici di legittimità l’occasione di fornire importanti chiarimenti.

La Corte, superando quanto ritenuto da lungo tempo in giurisprudenza, ha affermato che il creditore il quale, senza adoperare la normale diligenza, iscriva ipoteca su beni per un valore sproporzionato rispetto al credito garantito secondo i parametri previsti dagli artt. 2875 e 2876 c.c., incorre, qualora sia accertata l’inesistenza del diritto per cui è stata iscritta l’ipoteca giudiziale medesima, nella responsabilità prevista dall’art. 96 c.p.c., comma 2, configurandosi un abuso della garanzia patrimoniale in danno del debitore.

I giudici hanno in effetti evidenziato che, agli argomenti che deponevano a sfavore dell’ammissibilità del risarcimento in tal senso, si può ribattere che l’eccezione alla responsabilità per atto illecito deve inequivocabilmente risultare dal sistema della legge laddove nessuna delle richiamate disposizioni depone invero in tal senso: non la norma di cui all’art. 2740 c.c., concernente la garanzia generica costituita da tutti i beni del debitore e non quella specifica della garanzia ipotecaria; non la disposizione dell’art. 2828 c.c., che si limita a riconoscere la facoltà di iscrivere l’ipoteca giudiziale su qualunque bene del debitore senza nulla stabilire circa l’ambito dell’iscrizione; non le norme concernenti la riduzione delle ipoteche, tra cui è ricompresa quella dell’art. 2877 c.c., poiché esse si limitano unicamente a regolare la procedura di riduzione.

Per altro, non potendosi ammettere una responsabilità per danni in favore del debitore, essendo la stessa legge a stabilire espressamente che persino le spese della procedura di riduzione devono essere sostenute dal debitore e restare a suo carico, consegue evincersene che in caso di iscrizione di ipoteca su una quantità di beni eccedenti la cautela da somministrarsi il legislatore ha inteso attribuire al debitore esclusivamente il diritto di ottenere a sue spese la riduzione dell’iscrizione ad una parte soltanto dei beni.

Infine, l’art. 2828 c.c. si limita invero a riconoscere la facoltà per il creditore di iscrivere ipoteca su qualunque immobile – presente e sopravvenuto – del debitore, e quindi di scegliere su quanti e quali immobili iscrivere ipoteca, senza tuttavia alcunché indicare in ordine all’ambito dell’iscrizione.

Per tanto, dalla natura accessoria e strumentale rispetto a crediti determinati della garanzia reale discende che l’attribuzione al creditore della libertà di scelta tra quali immobili iscrivere ipoteca non possa invero prescindere dalla necessaria correlazione tra credito, importo iscritto e valore dei beni, dovendo conseguentemente procedersi all’iscrizione di ipoteca sui beni immobili del debitore in ragione del rapporto del valore degli stessi con la cautela riconosciuta.

L’esigenza di correlazione tra valore degli immobili su cui iscrivere la garanzia e valore dei medesimi risulta confermato dalla stessa disciplina dettata in tema di riduzione delle ipoteche (artt. 2872 c.c. e segg.).

Cass. civ., Sez. III, 13 dicembre 2021, n. 39441

Redazione Consortium Forense 1960

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