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Cassazione - Usura sopravvenuta

La Cassazione dice no all’usura sopravvenuta

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Breve commento alla decisione delle Sezione Unite che nega l’usurarietà del tasso d’interesse divenuto ultra-soglia nel corso del rapporto di mutuo

A distanza di qualche giorno dall’Ordinanza n. 23192/2017, con cui aveva fatto segnalare un certo favore verso i Clienti delle Banche, la Corte di Cassazione ritorna a pronunciarsi sull’usura nei contratti di mutuo e lo fa con la decisione a Sezioni Unite del 20 ottobre 2017 n. 24675 con cui afferma: “allorché il tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario superi, nel corso dello svolgimento del rapporto, la soglia dell’usura come determinata in base alle disposizioni della legge n. 108 del 1996, non si verifica la nullità o l’inefficacia della clausola di determinazione del tasso degli interessi stipulata anteriormente all’entrata in vigore della predetta legge, o della clausola stipulata successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della stipula; né la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato può essere qualificata, per il solo fatto del sopraggiunto superamento di tale soglia, contraria al dovere di buona fede nell’esecuzione del contratto“.
Questa volta i Giudici del Palazzaccio, con una netta presa di posizione, restituiscono fiato alle Banche assediate dai tanti contenziosi e affermano che la data di stipula è l’unico elemento rilevante ai fini della verifica sulla validità del tasso di interesse.
Va detto che la decisione disegna un legame coerente con la precedente Ordinanza, nella parte in cui conferma il momento di verifica dell’usura alla data di pattuizione del tasso (vedi il nostro contributo “Usura bancaria nei contratti di Mutuo” nella sezione News). Segna, invece, un forte punto di rottura con il passato quando dichiara irrilevanti, sotto ogni profilo, le variazioni del tasso soglia nel tempo.
La decisione ha suscitato già l’animato dibattito degli operatori del diritto e farà certamente ancora tanto discutere.
Il principio affermato dalla Suprema Corte cancella, infatti, in un sol colpo, qualsiasi possibile riconoscimento di quella che, nelle pronunce dei Tribunali, è stata definita come “usura sopravvenuta“, ossia la sanzione cui sono stati sottoposti tanti contratti bancari caratterizzati da un tasso di interesse lecito al momento della pattuizione, ma divenuto ultra-soglia nel corso del rapporto.
Senza addentrarsi in articolate riflessioni, è sufficiente rilevare, per ora, che la pronuncia restituisce una visione statica della Legge anti-usura e tralascia di analizzare le logiche dello ius superveniens nei contratti di durata, così da apparire poco aderente a quei rapporti giuridici che mutano nel tempo.
La Suprema Corte manca di declinare compiutamente il dovere di buona fede alla luce della particolare funzione sociale delle Banche, soggetti titolari di precisi obblighi verso i Clienti e Operatori qualificati a tutela dell’integrità dei mercati.
Sarà inevitabile attendersi un nuovo intervento per sopire i tanti dubbi ancora aperti.

 

riferimenti:
D.Lgs. 385/93
L. n. 108/1996
art. 1175, 1176, 1375 c.c.
Corte di Cassazione, Sezioni Unite, Sentenza 20 ottobre 2017 n. 24675

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