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Lavoro: il congedo straordinario

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Il congedo straordinario non esclude tout court la possibilità che il beneficiario dedichi spazi temporali alle sue personali esigenze di vita, ma postula la salvaguardia dei caratteri essenziali dell’intervento assistenziale.

Un ex dirigente aveva impugnato il licenziamento intimatogli dalla società presso la quale lavorava, ritenendolo illegittimo. Orbene, mentre il tribunale aveva rigettato le sue istanze, non così la Corte d’Appello che aveva ribaltato la sentenza. I giudici, in particolare, avevano precisato che, ai fini del congedo straordinario di cui al D.Lgs. n. 151/2001, art. 42, concesso al dirigente per assistere il padre disabile, “non è richiesta una assistenza personale, continuativa ed ininterrotta per tutta la giornata e per tutti i giorni del congedo in favore del familiare disabile”; in tale prospettiva aveva considerato che “la partecipazione di un solo giorno alle gite in bicicletta, come contestato, non comporta il tradimento del fine sotteso al congedo” e che parimenti “non si ravvisa la violazione della ratio dell’istituto del congedo straordinario nell’assenza di dieci giorni consecutivi dell’appellante”.

Cionondimeno, sulla scorta de ricorso della società, la Corte di Cassazione ha nuovamente ribaltato la decisione.

Gli ermellini hanno innanzitutto ricordato che per l’assistenza a persona disabile il legislatore prevede l’istituto del congedo straordinario, circoscritto a ipotesi tassative e contraddistinto da presupposti rigorosi.

Il congedo spetta solo per l’assistenza a persona in condizioni di disabilità grave, debitamente accertata, che si ravvisa solo in presenza di una minorazione, “singola o plurima”, che “abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione” (L. n. 104/1992, art. 3, co. 3).

Il legislatore predetermina i limiti temporali del congedo, che “non può superare la durata complessiva di due anni per ciascuna persona portatrice di handicap e nell’arco della vita lavorativa” (D.Lgs. n. 151/2001, art. 42, co. 5 bis), e definisce la misura del trattamento economico spettante al lavoratore.

Il congedo straordinario è retribuito con “un’indennità corrispondente all’ultima retribuzione, con riferimento alle voci fisse e continuative del trattamento” e si configura come un periodo di sospensione del rapporto di lavoro, coperto da contribuzione figurativa; l’onere economico non resta totalmente a carico del datore di lavoro, in particolare di quello privato, il quale a sua volta lo deduce dagli oneri previdenziali. Il legislatore ha inteso, dunque, farsi carico della situazione della persona in stato di bisogno, predisponendo anche i necessari mezzi economici, attraverso il riconoscimento di un diritto al congedo in capo ad un suo congiunto, il quale ne fruirà a beneficio dell’assistito e nell’interesse generale. Il congedo straordinario è, dunque, espressione dello Stato sociale che si realizza, piuttosto che con i più noti strumenti dell’erogazione diretta di prestazioni assistenziali o di benefici economici, tramite facilitazioni e incentivi alle manifestazioni di solidarietà fra congiunti.

L’istituto del congedo straordinario per il quale non solo è prevista la necessità della convivenza ma anche che si realizzi “un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione” in favore del disabile.

In sostanza, il congedo straordinario ex D.Lgs. n. 151/2001 non esclude tout court la possibilità che il beneficiario dedichi spazi temporali alle sue personali esigenze di vita, ma postula, comunque, la necessaria salvaguardia, nel complesso, dei caratteri essenziali dell’intervento assistenziale concesso nell’ottica dell’interesse generale e cioè della permanenza, continuatività e globale tutela della sfera individuale e relazionale del disabile

Cass., Sez. lav., 19 luglio 2019, n. 19580

Redazione Consortium Forense 1960

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