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È legittimo il demansionamento per evitare il licenziamento?

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È legittimo il patto di demansionamento stipulato dal lavoratore, in difetto di soluzioni alternative all’estinzione del rapporto di lavoro, ai soli fini di evitare il licenziamento o fatti prodromici allo stesso, non solo ove sia promosso dalla consapevole richiesta del lavoratore, ma anche quando l’iniziativa sia stata presa dal datore di lavoro, sempreché vi sia il consenso del lavoratore e sussistano le condizioni che avrebbero legittimato il licenziamento in mancanza dell’accordo.

Un lavoratore aveva citato in causa l’azienda presso la quale era impiegato per chiedere il risarcimento in suo favore del danno dequalificazione professionale subita in un dato periodo ed il risarcimento, altresì, del danno per mancata crescita professionale. Sia il giudice di primo grado che la Corte d’Appello avevano tuttavia rigettato le istanze del dipendente.

La Corte territoriale escludeva la riconoscibilità della dequalificazione del lavoratore, per essere stato utilizzato in altre mansioni, in forza di un patto di dequalificazione accettato dal lavoratore, legittimo per conformità all’Accordo integrativo aziendale e per la documentata finalità di evitargli la perdita del posto di lavoro.

Alle medesime conclusioni è giunta infine la Corte di Cassazione.

I giudici hanno ricordato infatti che è valido il patto di demansionamento che, ai soli fini di evitare un licenziamento, attribuisca al lavoratore mansioni, e conseguente retribuzione, inferiori a quelle per le quali sia stato assunto o che successivamente avesse acquisito, per la prevalenza dell’interesse del lavoratore a mantenere il posto di lavoro su quello tutelato dall’art. 2103 c.c., qualora vi sia il suo consenso, libero e non affetto da vizi della volontà e sussistano le condizioni che avrebbero legittimato il licenziamento in mancanza dell’accordo.

Cass. civ., Sez. Lav., 8 luglio 2021, n. 19522

Redazione Consortium Forense 1960

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