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assegno mantenimento cassazione

Il mantenimento è dovuto al di là della capacità lavorativa

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La Cassazione ritiene che l’eventuale attitudine al lavoro di uno dei coniugi, ai fini dell’attribuzione dell’assegno di mantenimento, rileva solo se venga riscontrata l’effettiva possibilità di svolgimento di un’attività lavorativa retribuita.

La Cassazione interviene ancora una volta in tema di attribuzione dell’assegno di mantenimento e, avallando la sentenza di merito, ha posto l’accento sulla concreta capacità di guadagno del coniuge cui spetterebbe l’assegno in questione e non sulla sua astratta capacità lavorativa.

Tale conclusione è giustificata dal fatto che lo scopo dell’assegno di mantenimento è sostanzialmente, come ribadito dalla giurisprudenza, quello di permettere il mantenimento del medesimo tenore di vita goduto in costanza di matrimonio e non quello di consentire la mera autosufficienza economica.  Per tale ragione, l’attitudine del coniuge al lavoro assume rilievo solo nel caso in cui sia riscontrata in termini di effettiva possibilità di svolgimento di un’attività lavorativa, in considerazione di ogni concreto fattore individuale ed ambientale, e non di mere valutazioni astratte ed ipotetiche.

Cass. civ., 20 luglio 2017, n. 17971/o.

             Avv. Viviana Rascio

   Sivio e Associati Studio Legale

 

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