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Manto stradale usurato: chi risponde dei danni?

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È configurabile la responsabilità per cosa in custodia a carico del proprietario o concessionario della strada, stante la disponibilità e la possibilità effettiva di controllo della situazione della circolazione stradale, delle carreggiate e delle zone pertinenti, riconducibile ad un rapporto di custodia. Con l’obbligo per tali soggetti di mantenere, gestire e pulire le strade nonché di prevenire e segnalare qualsiasi situazione di pericolo, non solo sulla strada ma anche in prossimità della stessa, o meglio nella zona posta tra il margine della carreggiata e la banchina.

I figli di un automobilista, deceduto in seguito ad un incidente stradale, avevano citato in giudizio il Consorzio per le Autostrade chiedendo il risarcimento dei danni subito in conseguenza del sinistro del genitore. Quest’ultimo, in particolare, a causa del manto stradale notevolmente usurato e viscido per la pioggia, finiva fuori strada, urtando contro la roccia lavica che si trovava immediatamente a margine della carreggiata, priva di idonea barriera di protezione.

Le corti di merito avevano tuttavia rigettato le istanze presentate dagli eredi; a conclusioni opposte è invece giunta la Corte di Cassazione, che ha accolto il gravame presentato dai fratelli.

I giudici hanno a tal proposito ricordato che è configurabile la responsabilità per cosa in custodia disciplinata dall’art. 2051 c.c. a carico dei proprietari o concessionari delle strade (e delle autostrade), stante la relativa disponibilità e l’effettiva possibilità di controllo della situazione della circolazione e delle carreggiate, riconducibile ad un rapporto di custodia.

Si è altresì posto in rilievo che ex art. 14 C.d.S., comma 3, per le strade in concessione i poteri e i compiti dell’ente proprietario della strada previsti dal codice della strada sono esercitati dal concessionario, salvo che sia diversamente stabilito, mentre per le strade vicinali di cui all’art. 2 C.d.S., comma 7, i poteri dell’ente proprietario sono esercitati dal Comune (art. 14 C.d.S., comma 4).

Si è al riguardo precisato che al fine di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione gli enti proprietari (o i concessionari) sono tenuti a provvedere: a) alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi; b) al controllo tecnico dell’efficienza delle strade e relative pertinenze; c) all’apposizione e manutenzione della segnaletica prescritta.

Si è ulteriormente sottolineato come l’obbligo di prevenire e, se del caso, segnalare qualsiasi situazione di pericolo o di insidia concerne non solo la sede stradale ma anche la zona non asfaltata sussistente ai limiti della medesima, posta a livello tra i margini della carreggiata e i limiti della sede stradale (“banchina”), tenuto conto che la stessa fa parte della struttura della strada, e che la relativa utilizzabilità, anche per sole manovre saltuarie di breve durata, comporta esigenze di sicurezza e prevenzione analoghe a quelle che valgono per la carreggiata, in quanto, in assenza di specifica segnalazione contraria, anch’essa, benché non pavimentata, per la sua apparenza esteriore suscita negli utenti affidamento di consistenza e sicura transitabilità, sicché non deve presentare insidie o trabocchetti, la cui sussistenza comporta pertanto la responsabilità della P.A. per i danni che ai medesimi ne siano derivati.

La custodia esercitata dal proprietario o gestore della strada non è quindi limitata alla sola carreggiata, ma si estende ai margini della carreggiata (“banchina”) e altresì, ancora più ampiamente, ai margini gli elementi accessori e pertinenze, anche inerti, atteso che anche le cose normalmente innocue sono suscettibili di assumere ed esprimere potenzialità dannose in ragione di particolari circostanze e in particolare in conseguenza di un processo dannoso provocato da elementi esterni.

Cass. civ., Sez. III, 9 Luglio 2021, n. 19610

Redazione Consortium Forense 1960

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