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Omessa registrazione del contratto di locazione: conseguenze

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In caso di omessa registrazione del contratto di locazione, la presunzione “iuris tantum” di durata del contratto per i quattro periodi di imposta anteriori a quello di accertamento può essere superata dal contribuente anche attraverso una prova contraria di tipo presuntivo, purché fondata su un fatto noto provato documentalmente.

Un contribuente aveva impugnato due avvisi di accertamento con cui l’Agenzia delle Entrate aveva determinato il reddito imponibile da fabbricati per canoni di locazione non dichiarati, in applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 41 ter, comma 2, introdotto dalla L. 3 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 342, contestando, sulla base degli accertamenti compiuti dalla Guardia di Finanza che il contribuente aveva omesso di registrare il contratto di locazione “ad uso abitativo per studenti universitari”.

La Commissione adita aveva accolto il ricorso ma solo in relazione ad un unico avviso di accertamento, confermando la legittimità dell’altro.
Allo stesso modo ha poi concluso la Corte di Cassazione.

Ii giudici hanno infatti ricordato che in caso di omessa registrazione del contratto di locazione, l’azione accertativa dell’Amministrazione, è rafforzata dal legislatore attraverso l’introduzione di una presunzione iuris tantum, prevista dall’art. 41-ter, comma 2, per effetto della quale, in assenza di contratto registrato, il riscontro del rapporto di locazione, determina in primo luogo la possibilità di presumere l’esistenza della locazione anche per i quattro periodi d’imposta anteriori a quello nel corso del quale è stata rilevata; e in secondo luogo di presumere la corresponsione di un canone locativo pari al 10 per cento del valore dell’immobile.

In merito alla prima presunzione la disposizione richiede che l’eventuale prova contraria sia “documentata”; a tal fine la dottrina ritiene che la norma non precluda una prova contraria di tipo presuntivo, purché fondata su un fatto noto provato documentalmente, sicché, come sostenuto da autorevole dottrina, la norma servirebbe ad affermare l’irrilevanza, anche indiziaria, delle dichiarazioni dei terzi a discarico; il che realizzerebbe, però, una sorta di asimmetria probatoria, potendo il fisco adoperare l’intervista fatta all’occupante dell’alloggio, senza che la parte contribuente possa difendersi sullo spesso piano.

Cass. civ., Sez. Trib., 17 giugno 2021, n. 17320

Redazione Consortium Forense 1960

 

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