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Postini: attenti a prolungare la pausa pranzo!

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Lavoro: legittimo il licenziamento del postino che prolunga la pausa pranzo senza per altro portare a termine il lavoro.

Un postino, nella vicenda de qua, aveva visto respingere dal giudice di primo grado l’impugnazione del licenziamento a lui intimato dalle Poste. Del pari, anche la Corte d’Appello era giunta alle medesime conclusioni, asserendo che la condotta risultava posta in essere con chiara consapevolezza nella violazione delle regole aziendali desumibile dalle modalità stesse di svolgimento, per essersi il dipendente intrattenuto in due occasioni assieme ad altri ben oltre l’orario di pranzo previsto, lasciando al contempo incustodita la posta assegnatagli ed il mezzo in dotazione. Il tutto senza aver completato il suo lavoro per non avere consegnato due plichi.

Il postino, dunque, proponeva ricorso per Cassazione, che tuttavia, ha disatteso le sue doglianze.

Nella specie, il ricorrente si doleva, fra le altre cose, della violazione dell’art. 2119 c.c. e dell’art. 54 del CCNL di Poste Italiane Spa per avere applicato la sanzione espulsiva ritenendo la sussistenza della giusta causa di licenziamento ex art. 2119 c.c., in presenza di una sanzione conservativa espressamente prevista dalla contrattazione collettiva per la condotta posta in essere dal dipendente prevista dall’art. 54, comma 4, lett. j)”.

La normativa, a parere degli ermellini, non avrebbe subito invece violazione alcuna, osservazione che, dunque, ha portata alla conferma della ricostruzione, e delle relative conclusioni, operate dalla Corte d’appello.

Cass., Sez. Lav., 22 agosto 2019, n. 21628

Redazione Consortium Forense 1960

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