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Rapporti di vicinato e risarcimento del danno

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Mentre la risarcibilità del danno non patrimoniale non richiede che il fatto illecito integri in concreto un reato, in relazione al danno patrimoniale non va dimenticato che il danno è la modificazione peggiorativa indotta da un fatto illecito.

La vicenda aveva visto la proprietaria di una casa con giardino citare in giudizio la sua vicina, chiedendo che la convenuta venisse condannata al risarcimento dei danni patrimoniali e morali patiti in ragione della sua condotta: la vicina avrebbe danneggiato le piante, spaventati i cani, divelti apposta i tergicristalli delle vettura, costringendo la ricorrente ad installare sul confine una telecamera che riprendesse le malefatte della vicina, a scopo di prova.

Tuttavia, la convenuta, a sua volta, aveva poi chiesto la condanna della ricorrente per danni da violazione della privacy, a causa della telecamera puntata nella sua proprietà.

Il tribunale aveva respinto entrambe le domande, lo stesso esito si era poi riscontrato in sede di appello ed infine dinanzi alla Corte di Cassazione, che ha rigettato il gravame.

Gli ermellini hanno in proposito ricordato che la risarcibilità del danno non patrimoniale a norma dell’art. 2059 c.c., in relazione all’art. 185 c.p., non richiede che il fatto illecito integri in concreto un reato, nè occorre una condanna penale passata in giudicato, ma è sufficiente che il fatto stesso sia astrattamente previsto come reato, sicché la mancanza di una pronuncia del giudice penale non costituisce impedimento all’accertamento, da parte del giudice civile, della sussistenza dei suoi elementi costitutivi; ma è altresì vero che, in tale accertamento il giudice civile deve procedere ad una valutazione incidenter tantum dell’esistenza del reato non solo nel suo elemento materiale, ma anche nell’elemento psicologico, negli esatti termini in cui è previsto della legge penale.

Questo accertamento è riservato al giudice di merito, ossia: è questione di merito stabilire quali siano i fatti lamentati e se essi si risolvano, anche solo astrattamente, in uno o più reati.

Per quanto invece riguarda il danno patrimoniale, avendo la ricorrente lamentato il suo mancato riconoscimento, la Corte ha ricordato che il danno è la modificazione peggiorativa indotta da un fatto illecito: la spesa per evitarlo e quella per rimediarvi vi rientrano; non può dirsi altrettanto per la spesa sostenuta per provare la condotta lesiva, che non è un pregiudizio provocato dal fatto illecito, ma una spesa per accertarlo nella ipotesi in cui sia commesso.

Cass. civ., Sez. III, 12 febbraio 2020, n. 3371

Redazione Consortium Forense 1960

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