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Responsabilità della struttura ospedaliera: risarcimento per danno da trasfusione

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In tema di danni da trasfusioni, l’impossibilità di tracciare una sacca di sangue trasfusa comporta un’irregolarità nella tenuta della cartella clinica cui può derivare l’affermazione della responsabilità contrattuale della struttura ospedaliera.

La vicenda aveva visto un paziente citare i giudizio il nosocomio al quale si era affidato in conseguenza del virus da lui contratto a causa di un trasfusione di sangue infetto somministratagli nella struttura ospedaliera medesima.

Se il giudice di primo grado aveva accolto la domanda, non dello stesso avviso il giudice d’Appello, che aveva invece ritenuto prescritto il diritto al risarcimento del danno extracontrattuale.

Di parere ancora una volta diverso la Corte di cassazione, che ha invece accolto il gravame presentato dal paziente.

In primo luogo, gli ermellini hanno ricordato che la prova del nesso causale, nella responsabilità per inadempimento contrattuale in materia di sangue infetto, è ripartita tra danneggiato e struttura ospedaliera, nel senso che il danneggiato deve provare che l’esecuzione della prestazione si è inserita nella serie causale che ha condotto all’evento di danno, mentre grava sulla struttura l’onere di provare di aver agito con diligenza, ad esempio dimostrando che le sacche di sangue utilizzate provenivano dai centri preposti alla fornitura/alla tracciabilità ed al controllo.

In tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e di responsabilità professionale da contatto sociale del medico, ai fini del riparto dell’onere probatorio l’attore, il paziente danneggiato, deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia ed allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo a carico del debitore dimostrare che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante. Per altro, una volta provato, da parte del paziente, anche a mezzo di presunzioni, la relazione causale tra la condotta e la lesione (relazione che, nella specie, non risulta in discussione), l’onere della prova della causa non imputabile (e, a più forte ragione, contrariamente a quanto opinato dalla Corte territoriale, dell’assenza di colpa) grava sul presunto danneggiale.

In assenza di tali prove, la responsabilità della struttura non può ritenersi esclusa.

L’impossibilità di tracciare una sacca di sangue trasfusa comporta un’irregolarità nella tenuta della cartella clinica, cui può ricollegarsi l’affermazione di responsabilità contrattuale – con riguardo alla prova presuntiva.

Cass., 17 gennaio 2020, n. 852

Redazione Consortium Forense 1960

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