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La responsabilità medica ha natura contrattuale

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La responsabilità medica è di tipo contrattuale, pertanto dimostrato il danno e il nesso causale che lo lega all’intervento medico è onere della struttura, al fine di restare indenne dalla responsabilità, fornire prova che siano state adottate tutte le cautele e siano state osservate attentamente le linee guida.

La vicenda era nata dalla domanda di risarcimento danni di una paziente nei confronti del medico che l’aveva curata: nella specie, l’attrice si doleva di alcune pratiche sanitarie attuate che le avrebbe procurato più danni che benefici.

Orbene, sorvolando sul complesso iter giudiziario che ha caratterizzato l’intera vicenda, è interessante evidenziare quanto ricordato dal giudici di merito in tema di responsabilità medica.

Posto che la responsabilità della struttura ospedaliera è di tipo contrattuale, una volta dimostrato il danno ed il nesso causale che lo lega all’intervento chirurgico risulta onere della struttura dimostrare l’avvenuta adozione di tutte le cautele e la scrupolosa osservanza delle linee guida che valgano a ritenerla indenne da responsabilità dell’accaduto (secondo i parametri valutazionali indicati nella legge Gelli).

Nel caso, invero, ciò non è avvenuto, essendo stato anzi identificato un chiaro profilo di responsabilità nella condotta dell’operatore, che non aveva utilizzato tutte le cautele atte a scongiurare possibili lesioni poi in effetti verificatesi in rapporto alla difficoltà delle manovre da eseguire.

Per quanto riguarda i profili risarcitori, interessante è altresì notare come il giudice, oltre al ristoro del danno biologico, abbia considerato naturalmente anche la sofferenza psico-fisica patita, in considerazione della rilevanza penalistica del fatto dannoso (c.d. danno morale).

Tale sofferenza nella fattispecie in esame deve ritenersi sufficientemente dimostrata, atteso gli evidenti patemi che secondo l’id quod plerumque accidit caratterizzano un intervento operatorio non riuscito o riuscito male connesso ad un quadro di dolore acuto e alla necessità ed urgenza di sottoporsi a nuovo intervento.

Trib. Torre Annunziata, Sez. II, 29 luglio 2021, n. 1661

Redazione A-I.it Avvocati Associati

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