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Revoca dell’assegno di mantenimento

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È da revocare l’assegno di mantenimento disposto in favore della moglie, qualora il marito, fuori dall’Italia perché espulso, non possa produrre un reddito che gli consenta di mantenersi e di contribuire al mantenimento della moglie, invece giovane e con capacità lavorativa piena.

La vicenda trae spunto dalla separazione personale dei coniugi; tralasciando gli aspetti pratici del caso, quel che preme sottolineare sono le conclusioni cui il giudice di merito è giunto.

Orbene, da un lato è stato dichiarato laddebito a carico del marito, a causa delle percosse inflitte all’ex moglie. Si ricorda infatti che, in tema di separazione personale dei coniugi, la pronuncia di addebito richiesta da un coniuge per le violenze perpetrate dall’altro non è esclusa qualora risulti provato un unico episodio di percosse, trattandosi di comportamento idoneo comunque a sconvolgere definitivamente l’equilibrio relazionale della coppia, poiché lesivo della pari dignità di ogni persona. Pur trattandosi di un singolo episodio di percosse, questo appare sufficiente per addebitare la separazione al marito che, con il proprio comportamento ha dato origine alla crisi coniugale.

Quel che tuttavia il tribunale non ha ritenuto doversi accordare è l’assegno di mantenimento in favore della donna – dal matrimonio, si precisa, non erano nati figli.

La ricorrente risultava disoccupata, salvo svolgere lavoretti saltuari di pulizia, mentre il convenuto non era in Italia, in esecuzione di un decreto di espulsione e non sono risultati elementi significativi dai quali desumere che quest’ultimo avrebbe potuto produrre un reddito che gli consentisse di mantenersi e di contribuire al mantenimento della moglie.

Per tale motivo, il giudice ha concluso che è da revocare l’assegno di mantenimento disposto in favore della moglie, qualora il marito, appunto, fuori dall’Italia in esecuzione di un decreto di espulsione, non risulti possa produrre un reddito che gli consenta di mantenersi e di contribuire al mantenimento della moglie la quale invece risulti persona giovane e con capacità lavorativa piena, in possesso di un livello di istruzione tale da consentirle di reimpiegarsi agevolmente nel mondo del lavoro.

Trib. Torino, Sez. VII, 18 gennaio 2019, n. 250

Redazione Consortium Forense 1960

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