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Separazione personale dei coniugi: valutazione dell’attitudine al lavoro

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Separazione personale dei coniugi: l’attitudine al lavoro proficuo dei medesimi, quale potenziale capacità di guadagno, costituisce elemento valutabile ai fini della determinazione della misura dell’assegno di mantenimento.

Il tribunale, a valle di una domanda di separazione personale, aveva pronunciato la medesima, addebitandola all’ex marito, disponendo altresì l’affido condiviso della figlia minore, con collocazione presso la madre e determinando, a carico del marito, il contributo dallo stesso dovuto per il mantenimento della minore e quello a beneficio della moglie.

Stante l’impugnazione della sentenza da parte di entrambi i coniugi, la questione era infine culminata innanzi alla Corte di Cassazione, che ha avuto così modo di ricordare importanti principi.

In tema di separazione personale dei coniugi, l’attitudine al lavoro proficuo dei medesimi, quale potenziale capacità di guadagno, costituisce elemento valutabile ai fini della determinazione della misura dell’assegno di mantenimento da parte del giudice, qualora venga riscontrata in termini di effettiva possibilità di svolgimento di un’attività lavorativa retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale e ambientale e con esclusione di mere valutazioni astratte e ipotetiche.

Per altro, i giudici hanno ricordato che in materia vige il principio per cui l‘onere della prova del diritto al mantenimento, in seguito a separazione personale incombe su chi il mantenimento richieda.

La separazione personale, a differenza dello scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, presuppone la permanenza del vincolo coniugale, sicché i “redditi adeguati” cui va rapportato, ai sensi dell’art. 156 c.c., l’assegno di mantenimento a favore del coniuge, in assenza della condizione ostativa dell’addebito, sono quelli necessari a mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, essendo ancora attuale il dovere di assistenza materiale, che non presenta alcuna incompatibilità con tale situazione temporanea, dalla quale deriva solo la sospensione degli obblighi di natura personale di fedeltà, convivenza e collaborazione, e che ha una consistenza ben diversa dalla solidarietà post-coniugale, presupposto dell’assegno di divorzio.

Cass. civ., Sez. I, 6 settembre 2021, n. 24049

Redazione Consortium Forense 1960

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