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I dati già pubblici rientrano nell’ambito della tutela dei dati personali?

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In tema di trattamento dei dati personali, il D. Lgs. n. 196 del 2003 ha ad oggetto della tutela anche i dati già pubblici o pubblicati, poiché colui che compie operazioni di trattamento di tali informazioni, dal loro accostamento, comparazione, esame, analisi, congiunzione, rapporto od incrocio può ricavare ulteriori informazioni e, quindi, un valore aggiunto informativo, non estraibile dai dati isolatamente considerati, potenzialmente lesivo della dignità.

Un società aveva convenuto in giudizio un’altra società, chiedendo la cancellazione dei loro dati personali dal sistema di informazione creditizio e da ogni banca dati della medesima, oltre il risarcimento dei danni non patrimoniali subiti in ragione dell’illegittimo trattamento dei loro dati personali.

Le corti di merito avevano però disatteso la domanda della società attrice, evidenziando che la convenuta avesse inserito nel proprio archivio dati conformi ed in linea con quelli risultanti dai pubblici registri, che i detti dati erano utilizzabili senza il consenso dell’interessato e che il termine di trentasei mesi per la conservazione dei dati non era riferibile alle informazioni provenienti da fonte pubblica.

Non dello stesso avviso la Corte di Cassazione, che ha invece accolto il gravame della società, ribaltando così l’esito della vicenda processuale.

In effetti, ha sottolineato la Corte, in tema di trattamento dei dati personali, il D.Lgs. n. 196 del 2003 (nella versione applicabile ratione temporis, anteriore alle modifiche apportate dal D.Lgs. 10 agosto 2018, n. 101) ha ad oggetto della tutela anche i dati già pubblici o pubblicati, poiché colui che compie operazioni di trattamento di tali informazioni, dal loro accostamento, comparazione, esame, analisi, congiunzione, rapporto od incrocio può ricavare ulteriori informazioni e, quindi, un valore aggiunto informativo, non estraibile dai dati isolatamente considerati, potenzialmente lesivo della dignità dell’interessato (ai sensi dell’art. 3 Cost., comma 1 e dell’art. 2 Cost.), valore sommo a cui è ispirata la legislazione sul trattamento dei dati personali.

Ed invero, nella gerarchia dei valori costituzionalmente tutelati la dignità dell’interessato è ritenuta preminente rispetto all’iniziativa economica privata che, secondo l’art. 41 Cost., non può svolgersi in modo da recare danno alla dignità umana.

Con specifico riferimento al trattamento dei dati, del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 11, prescrive che i dati personali (compresi quelli di natura soggettiva, come opinioni e valutazioni che rilevano soprattutto nel settore bancario, per la valutazione dell’affidabilità di chi richiede un prestito, o assicurativo o nel mercato del lavoro) devono essere trattati in modo lecito e secondo correttezza, essere pertinenti, completi e non eccedenti rispetto alle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati.

Cass. civ., Sez. I, 13 gennaio 2021, n. 368

Redazione Consortium Forense 1960

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