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Usura bancaria nei contratti di Mutuo

Usura bancaria nei contratti di Mutuo

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La normativa antiusura si applica al contratto di mutuo e il superamento del tasso soglia riguarda sia gli interessi corrispettivi che quelli moratori

Il tema caldo dell’usura bancaria ritorna tra i pronunciamenti della Corte di Cassazione che, con Ordinanza n. 23192 del 4 ottobre 2017, stabilisce come “la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi corrispettivi che quelli moratori”.
Le conclusioni della Suprema Corte hanno confermato la sentenza di primo grado che aveva affermato essere consentito il cumulo tra gli interessi corrispettivi e quelli moratori al fine dell’accertamento dell’usurarietà del tasso.
L’euforia del pronunciamento ha indotto in errore coloro che nei commenti alla Sentenza hanno ipotizzato la possibile sommatoria di interessi corrispettivi e moratori nella determinazione del tasso soglia ai fini della verifica anti-usura.
Si tratta, in tutta evidenza, di fraintendimento indotto dal termine “cumulo” (utilizzato dalla Suprema Corte) per coloro che hanno approssimativa conoscenza della materia.
Al riguardo è opportuno chiarire che l’ordinamento distingue tra interessi corrispettivi, qualificabili come la remunerazione dal prestito di denaro e interessi moratori, che costituiscono, invece, l’effetto sanzionatorio collegato all’inadempimento di uno dei contraenti, che nella fattispecie è il cliente della Banca che riceve il prestito.
Nel mutuo accade che sono pattuiti due distinti tassi di interesse e che il tasso di mora è maggiore di quello corrispettivo.
In entrambi i casi il tasso non deve superare il tasso soglia.
Il tasso soglia deve essere inteso, infatti, quale clausola di salvaguardia dell’ordinamento che si realizza sanzionando la pattuizione di interessi superiori al limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dall’effettivo pagamento.
L’equivoco sul cumulo è facilitato dalla circostanza che in alcuni contratti di mutuo la determinazione degli interessi di mora è pattuita sul tasso degli interessi corrispettivi maggiorati di un plus.
Alla luce di tali premesse, il reale principio di diritto ribadito dalla Corte di Cassazione è, quindi, quello che vede la nullità della pattuizione sugli interessi, laddove sia stato convenuto un tasso superiore al tasso soglia e ciò a prescindere dall’effettivo pagamento di interessi usurai.
In tal modo si stabilisce che anche un contratto di mutuo in regolare ammortamento può essere dichiarato usurario se prevede un tasso di mora ultra-soglia, anche nel caso in cui tale tasso non sia stato mai applicato tra le parti.
La reale portata innovativa della Sentenza va colta, dunque, nella conferma dell’orientamento giurisprudenziale che vede come usurari gli interessi (corrispettivi e/o moratori) qualora la misura del tasso, al momento della pattuizione sia superiore al tasso soglia, indipendentemente dalla concreta applicazione del tasso nel corso del rapporto.
L’effetto che ne consegue è che il Cliente che ritenga il tasso usuraio potrà ottenere, anche quando è in grado di pagare regolarmente il proprio mutuo, l’accertamento della nullità della clausola e non dover corrispondere nessun interesse sul denaro ricevuto in prestito dalla Banca.

avv. Gennaro Giaccio

Sivio e Associati – Studio Legale

riferimenti:
D.Lgs. 385/93
art. 1815, co. 2, c.c.
Corte di cassazione; sezione VI civile; ordinanza 4 ottobre 2017, n. 23192

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